Francesco Cavalli

Facoltà di informatica all'USI


7 ottobre 2003

In questo progetto di facoltà di scienze informatiche c'è, a mio modo di vedere, una grande assente: la matematica. Non lo dico solo io, lo affermano accademici di prestigio - non solo matematici - e lo ammette anche la commissione scolastica nel suo rapporto a pag. 27 dove formula alcune raccomandazioni in tal senso che appaiono però un po' avulse da contesto.
Sin dall'inizio ho trovato incomprensibile l'intenzione di creare una facoltà di scienze informatiche non affiancata da un istituto di matematica che la sostenga sia nel campo della formazione di base, come pure nelle attività di ricerca.
Questo avviene presso le principali università svizzere come pure presso i politecnici, dove nei piani di studio di informatica la matematica gode di ampio spazio, da due a tre volte quanto previsto all'USI.
Una tradizione universitaria consolidata che vuole la cultura scientifica di base come fondamento degli studi informatici non può essere messa da parte semplicemente in omaggio ad ambizioni di novità.
Un Istituto di matematica era già stato proposto nel 1997 da un gruppo di accademici con alla testa il prof. Sergio Albeverio, con lo scopo di coordinare e promuovere gli studi e la ricerca scientifica in seno all'USI. Progetto che è stato frettolosamente accantonato dal Consiglio dell'Università che non ha mai mostrato simpatia per questa disciplina. Avrebbe potuto essere ripreso in questa occasione, ma non se ne è fatto nulla, e ritengo che questo sia un altro aspetto di quella programmazione carente denunciata dall'Associazione per la scuola pubblica nella sua recente pubblicazione.
Ora, nel rapporto della commissione scolastica si ipotizza un istituto interfacoltà di matematica; non so se questo servirà a scalfire in qualche modo l'ostracismo finora dimostrato dai vertici dell'Università.
Questa mia insistenza sulla matematica e più in generale sulla formazione scientifica di base non è fine a sé stessa, ma riguarda proprio i diversi ruoli e finalità che dovranno avere la nuova facoltà dell'USI e l'esistente dipartimento di informatica e elettronica della SUPSI, da tutti riconosciuta come di ottimo livello.
Il rapporto della commissione scolastica insiste infatti sul principio secondo cui , la nuova facoltà deve evitare di avere caratteristiche di tipo ingegneristico. Questo non deve restare solo un proclama ma essere convalidato nei fatti.
Un attento esame del piano di studi proposto porta invece a conclusioni opposte; il curricolo risulta troppo professionalizzante e quindi il pericolo di un doppione con la SUPSI è concreto. Per evitare questa concorrenzialità è necessario rafforzare l’aspetto culturale della facoltà con corsi di alto livello scientifico, in particolare nei primi semestri. Altrimenti, un piano di studi così come proposto, con una prevalenza eccessiva del saper fare sul sapere potrebbe costituire un'esca per attirare studenti che vi vedrebbero, una via più agevole verso la laurea triennale.
Parlando di informatica non posso evitare di accennare anche alla scuola pubblica che ha pure necessità di aggiornarsi e consolidasi nel campo dell'informatica. Ricordo a proposito un'altra pubblicazione dell'Associazione per la Scuola Pubblica, presentata nel dicembre 2001 e nella quale un capitolo era appunto dedicato alle nuove tecnologie nella scuola e alla necessità di investire non solo in macchinari ma soprattutto nella formazione del corpo insegnante.
Ora se l'Università costituisce un'importante componente del sistema formativo del nostro Cantone, la scuola pubblica lo è immensamente di più. Per questo occorre impedire che la scure dei risparmi di abbatta sulla scuola pubblica, e purtroppo le avvisaglie ci sono, ma al contrario essa dev'essere oggetto di tutte le nostre attenzioni per migliorarne la qualità e non smantellare le conquiste del passato.
In conclusione, l'impostazione data a questa nuova facoltà di informatica non convince per una pianificazione approssimativa, per un piano di studi inadeguato e per una concorrenza con la SUPSI che non è per nulla scongiurata.
Nessuno infine è mai riuscito a spiegarmi in modo convincente perché si sia voluto iniziare proprio dall'informatica; c'erano alternative che non sono state valutate a sufficienza.
Se a ciò aggiungiamo che parallelamente a questa crescita quantitativa dell'Università, si delineano tagli dolorosi e inaccettabili per la scuola pubblica, come è stato più volte ripetuto nel dibattito di ieri, il mio già scarso entusiasmo verso questa facoltà risulta ulteriormente ridotto.

Messaggio del CdS e rapporto


Interventi
Prima pagina