Francesco Cavalli

Legge sull'aggregazione e la separazione dei comuni


16 dicembre 2003

La nuova legge sulle aggregazioni e separazione dei comuni non stravolge ma aggiorna, completa e precisa la legge precedente del 6 marzo 1945 che è stata applicata in più occasioni negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi con l'approvazione di 8 progetti che hanno coinvolto 42 comuni. Ma in qualche caso è già stata messa in atto la nuova legge, come ad esempio per le aggregazioni di Maggia e Lavizzara in cui sono stati introdotti i circondari elettorali che sono proprio uno dei punti più critici di questa legge.

Gli obiettivi della nuova legge sono doviziosamente elencati all'articolo 2;
si va dallo stimolare il dibattito democratico e garantire la gestione della cosa pubblica al migliorare le capacità progettuali del Comune e il suo potere contrattuale nei confronti delle istanze superiori,
dal perseguire una concreta progettualità pianificatoria al ricercare una localizzazione ottimale delle infrastrutture,
dal conseguire una funzionalità amministrativa e una gestione finanziaria autonoma, al ridurre il numero dei Consorzi.
Tutti obiettivi ampiamente condivisibili. Peccato però che parallelamente non si perda occasione per scaricare i comuni di nuovi oneri e di ridurre le loro entrate con sgravi fiscali non voluti - salvo eccezioni - dai comuni stessi, con una politica che allarga il divario tra comuni ricchi e comuni poveri esattamente come accade per la popolazione. I ricchi diventeranno sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.

Nella nuova legge viene opportunamente mantenuta la possibilità di aggregazione coatta, qualora essa si renda necessaria per ragioni geografiche, territoriali, economiche o di funzionalità. Ciò riduce ma non annulla quel diritto di veto che potrebbe vanificare, per motivi magari di solo egoismo un'aggregazione assolutamente logica e territorialmente coerente. E ciò è già successo come nelle Terre di Pedemonte
Purtroppo, però, il nuovo articolo 7 che recita "Il Consiglio di Stato sottopone la sua proposta al Gran Consiglio", non risolve del tutto il problema. Quando il Consiglio di Stato sottopone la sua proposta al Gran Consiglio? Se ho capito bene, quando lo ritiene opportuno, ma non necessariamente in tutti i casi. La risposta del Consigliere di Stato all'interpellanza di Fiamma Pelossi a proposito del "Comune nuovo" lascerebbe invece intendere che anche in caso di manifesta opposizione di una delle componenti il progetto approderebbe comunque in Gran Consiglio. Dove sta l'interpretazione corretta?
Ritengo auspicabile che questo diritto di veto possa essere sottoposto a due verifiche: il Consiglio di Stato prima, ma anche il Gran Consiglio poi.

Il rapporto della commissione introduce all'articolo 3 il concetto di "entità territoriali coerenti". È un concetto che ritengo ancora più forte di quello di contiguità, un conetto che avrei già voluto evidenziare lo scorso 8 ottobre, quando, vista l'ora tarda avevo rinunciato ad intervenire quale relatore in merito all'aggregazione della Lavizzara. Nelle nostre valli, nelle regioni discoste, la situazione finanziaria non può e non deve essere l'unico parametro per valutare la fattibilità e le prospettive di un progetto di aggregazione tra comuni. Nemmeno può esserlo la misura demografica. Ragioni storiche e geografiche, come pure il potenziale non indifferente di competenze nel promuovimento socioeconomico e territoriale di una regione di montagna devono avere altrettanto peso. Un comune di montagna amministrato con criteri razionali e con una gestione del territorio basata sulla cultura regionale, costituisce per il Paese certamente una ricchezza da salvaguardare. Non così qualora una zona di valle venisse aggregata a un centro urbano non contiguo; questo potenziale di competenze e valori correrebbe il rischio di esaurirsi.

Da ultimo la questione dei circondari elettorali, previsti all'articolo 12. Sono già stati messi in atto nelle aggregazioni di Maggia e Lavizzara, anticipando la nuova legge. In quell'occasione la commissione speciale per le aggregazioni ha aderito, pur senza entusiasmo alla proposta in quanto parte integrante dei progetti sottoposti a votazione consultiva. Ha però respinto e il plenum ha fatto altrettanto la proposta di estendere la facoltà di creare i circondari ad altre aggregazioni, Lugano in particolare.
Ora ci si viene a proporre di poter istituire i circondari in ogni comune che lo desideri, con una modifica dell'art. 93 della legge sull'esercizio dei diritti politici. Se questa possibilità può essere comprensibile nei comuni aggregati per un breve periodo di assestamento, non vedo in alcun modo la necessità di una diffusione su larga scala.
Se con i circondari si otterrebbe una certa garanzia di rappresentatività delle frazioni, non bisogna nemmeno sottacere i difetti o i pericoli che questo sistema comporta.
Nel maggioritario, il disegno dei circondari può addirittura cambiare le maggioranze, ma anche nel nostro proporzionale ci sono dei rischi di combinazioni a favore o a danno di qualche candidato. Prendiamo ad esempio in un piccolo circondario dove si presentano due validi esponenti, ma ci sarà solo un eletto e quindi un escluso. La scelta è stata fatta altrove, mentre senza i circondari potevano essere eletti entrambi.
La letteratura è ricca di esempi con situazioni paradossali dovute all'applicazione delle leggi elettorali; i paradossi si presentano poi più spesso con numeri relativamente piccoli, ed è questo il caso dei nostri comuni.

Invito quindi a respingere la modifica legislativa che consente la possibilità di creare i circondari elettorali in tutti i comuni.

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