Francesco Cavalli

Petizione Malpangotti per un “giorno della memoria".


22 marzo 2004, per il gruppo PS

Il prossimo 27 gennaio 2005, saranno trascorsi 60 anni dall’abbattimento, da parte dell’armata sovietica del campo di concentramento di Auschwitz. 60 anni rappresentano un lasso di tempo che copre più generazioni, e sono ormai pochissimi i sopravvissuti che possano testimoniare in prima persona gli orrori dei campi di sterminio. Per questo, ma non solo per questo, la petizione inoltrata al Gran Consiglio da Stefano Malpangotti assume una valenza storica ma anche pedagogica e sociale che sarebbe pericoloso sottovalutare.
Per i giovani, per chi oggi ha vent’anni, ma anche per chi supera i 40, non è facile comprendere appieno l’enormità della tragedia umana che ha caratterizzato i campi di sterminio organizzati con scientifica freddezza dal regime nazista. A maggior ragione oggi, quando si rinnovano, a scadenze regolari, i tentativi di seminare incertezze su questo periodo storico, e quando i movimenti ispirati dai nostalgici del nazismo tendono a rialzare la cresta, le giovani generazioni devono poter far capo alla memoria storica e poter riflettere sulla Shoah, come pure su tutte le altre tragedie ispirate in un modo o nell’altro dall’odio razziale.

La storia del campo di sterminio di Auschwitz si svolge tra il 1940 e il 1945, prima come campo di prigionia, ma ben presto, a partire dal ’41, come luogo di esecuzioni sommarie nelle camere a gas dove vengono eliminate migliaia di persone qui deportate da ogni parte d’Europa. Le tabelle allegate al rapporto di minoranza illustrano in modo inequivocabile l’ampiezza dello sterminio. Un milione di vittime nella sola Auschwitz e oltre cinque milioni in totale.
Nei campi di sterminio nazisti non sono morti solo Ebrei, ma anche centinaia di migliaia di altre vittime: invalidi, zingari, omosessuali, testimoni di Geova e oppositori politici del regime, tedeschi, come pure non tedeschi. Questo dimostra che, oltre all’eliminazione della “razza” ebrea, c’era la volontà di affermare, con la violenza e l’eliminazione fisica, il proprio potere su tutto e tutti ma soprattutto su quelli ritenuti “diversi” e pericolosi.

La storia del genere umano ha conosciuto innumerevoli eccidi e stermini. Quello perpetrato dal nazismo nei confronti degli ebrei e di altre minoranze differisce dagli altri per le sue caratteristiche di radicalità e scientificità. Mai era accaduto, ad esempio, che persone abitanti nell’isola di Rodi o in Norvegia venissero arrestate per essere deportate in un luogo (Auschwitz) appositamente destinato ad assassinarle con modalità tecnologicamente evolute.
Per questo si parla di “unicità” della Shoah e per questo il 27 gennaio viene proposto quale data per il Giorno della memoria in numerosi paesi europei.
La questione dell’“unicità” è stata ampiamente dibattuta durante i lavori della commissione delle petizioni dedicati a questo tema. Il rapporto di minoranza distingue opportunamente il concetto di “unicità” da quello di “esclusività”: se da una parte il Giorno della Memoria deve riferirsi in primo luogo alla Shoah , dall’altra esso deve essere occasione, in particolare nelle scuole, per riflettere sulle altre tragedie dell’umanità: dai gulag ai massacri in Ruanda, dalla pulizia etnica nella ex Jugoslavia allo sterminio degli Armeni, all’annientamento delle popolazioni pre-colombiane. (la Shoah è “unica” ma non è la “sola” tragedia dell’umanità).

Del resto, nei paesi Europei dove si commemora il Giorno della memoria, il riferimento è sempre alla Shoah, in particolare in Italia dove l’istituzione di questa giornata di riflessione è stata votata da tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
Vorrei citare il Presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi (che non può certo essere etichettato come di sinistra), il quale, in occasione della quarta celebrazione del Giorno della memoria ha affermato: “Ricordiamo affinché l’orrore non possa ripetersi; affinché ogni manifestazione di antisemitismo, di razzismo in tutte le forme, venga condannata e messa al bando”. “La Giornata della memoria invita a riflettere sulla Shoah, sullo sterminio di un intero popolo organizzato dal nazismo: un evento che non ha uguali nella storia.”

Anche in ambito educativo il principio di fissare la ricorrenza del Giorno della Memoria, alla data del 27 gennaio, non è per nulla superfluo come si vorrebbe far credere con il rapporto di maggioranza. È ben vero che, particolarmente nelle scuole medie e medie superiori, i programmi, ma soprattutto le iniziative dei singoli istituti, prevedono già riflessioni sulla Shoah e più in generale sulle atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale.
Ma stabilire una regola generale valida per tutti costituirebbe un indubbio salto di qualità. Gli istituti scolastici, i docenti, gli allievi e le famiglie saprebbero che quella data è dedicata alla memoria. Con l’aiuto dei mezzi d’informazione sarebbe molto più agevole, senza spese aggiuntive, organizzare attività di approfondimento, incontri, letture, visioni di filmati e altro. Ma oltre alla scuola, certamente luogo privilegiato per l’analisi storica, il Giorno della Memoria deve coinvolgere tutti; anche gli adulti di oggi hanno spesso una conoscenza sommaria di quel periodo, anche perché la storia che veniva insegnata nelle scuole fino a una trentina di anni fa si fermava ben prima della seconda guerra mondiale.
Inoltre il Giorno della Memoria permetterà di meglio far conoscere a tutti anche un altro aspetto importante che solo di recente è stato oggetto di un’approfondita, e probabilmente non ancora conclusa, ricerca storica. Quello del ruolo del nostro paese durante la seconda guerra mondiale: la discussa politica dello Stato come pure le azioni grandi e piccole di molte persone, che, anche in Ticino, si sono opposte allo sterminio contribuendo, tra innumerevoli rischi e pericoli, a salvare molte vite.

Dicevo all’inizio che sono passati 60 anni da quei tragici eventi. Ebbene sarebbe allora auspicabile che il prossimo 27 gennaio 2005, in occasione del 60-esimo, il Cantone Ticino possa indire per la prima volta un Giorno della memoria, ponendosi così ad esempio per altri Cantoni Svizzeri.
In conclusione il gruppo socialista condivide pienamente il rapporto di minoranza redatto con grande competenza e rigore culturale dalla collega Chiara Orelli ed invita quindi il Gran Consiglio ad accogliere la petizione di Stefano Malpangotti che chiede l’introduzione di un Giorno della memoria.

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