Francesco Cavalli

Iniziativa di Saverio Lurati e Marina Carobbio per la creazione di un fondo cantonale finanziato dalle imprese interinali e destinato alla formazione dei lavoratori “a prestito”.


21 giugno 2004, come relatore di minoranza

Non aggiungerò molto a quanto è stato detto in precedenza, in particolare l’intervento di Saverio Lurati ha ben illustrato gli scopi dell’iniziativa.
Il fenomeno del lavoro in affitto si è sviluppato da noi a partire dalla metà degli anni 90, ed è caratterizzato da una crescita continua. Dal 1995 al 2003 il numero di ore lavorative fornite dalle agenzie di lavoro temporaneo è aumentato mediamente del 16.8% all’anno, ciò che corrisponde a un tempo di raddoppiamento di quattro anni e mezzo.
Questa crescita è da mettere in relazione con il persistente alto tasso di disoccupazione, come pure con l’esigenza, espressa dai datori di lavoro, di una maggiore flessibilità della manodopera. Le agenzie di lavoro interinale operano quindi secondo strategie volte a collocare velocemente i loro iscritti a seconda delle richieste contingenti. Ne sono toccati un po’ tutti i settori produttivi e anche enti pubblici o para-pubblici. I lavoratori che, non trovando altri sbocchi, si rivolgono a queste agenzie sono in genere poco qualificati, anche se non mancano casi di persone con qualifiche che, avendo perso il posto di lavoro, devono accettare occupazioni temporanee.
Del resto è lo stesso Ufficio del lavoro che, nell’ambito di accordi di collaborazione, indirizza i disoccupati verso le agenzie interinali.

Sull’argomento è stata condotta un’interessante ricerca ad opera di Christian Marazzi e Angelica Lepori per il Dipartimento Lavoro Sociale della SUPSI. La pubblicazione è del 2002, ma le considerazioni in essa contenute sono certamente ancora attuali.
Da questa ricerca mi permetto di citare due brevi testimonianze raccolte tra i lavoratori che hanno vissuto esperienze di lavoro in affitto.

“In questi due anni ho fatto di tutto, dal muratore al cameriere, dall’autista al pittore.
Non sempre le cose sono semplici, a volte arrivi sul posto di lavoro e non sai dove mettere le mani, non conosci il mestiere e poi appena impari un po’ te ne devi andare.”

È una testimonianza che mette in evidenza come con questo tipo di collocamento precario il lavoratore risulta sballottato di qua e di là senza avere una formazione e una competenza specifica per ciò che dovrà svolgere. Ben si comprendono allora i dati forniti dalla SUVA secondo cui la frequenza degli infortuni presso i lavoratori interinali è circa due volte e mezzo più alta che per chi ha un posto fisso.
Una situazione questa, che oltre a essere molto preoccupate di per sé, genera anche costi aggiuntivi.
La prevenzione degli infortuni è una componente importante della formazione professionale, per cui anche le stesse agenzie interinali dovrebbero avere interesse per la creazione di corsi destinati ai loro iscritti: ne avrebbero tutto da guadagnare in termini di oneri, ma soprattutto di immagine.

“Non posso partecipare alle giornate di formazione perché l’agenzia non me le riconosce come giornate di lavoro e quindi non me le paga, di fatto perderei in giorno di salario…”
In questa seconda testimonianza, chiarissima nella sua semplicità, si evidenzia la disparità che esiste tra le agenzie del lavoro interinale e le aziende che, in misura diversa, devono contribuire alla formazione professionale tramite l’apprendistato o corsi appositi.
Nel campione considerato dalla ricerca il 63% non ha mai seguito corsi di formazione, il 21% li ha seguiti solo sporadicamente e solo il 16% in modo regolare.

Per questo la nostra iniziativa propone, anche per una questione di equità, che anche queste agenzie abbiano a dare un loro contributo alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori, al pari di altri datori di lavoro.
Nemmeno la quota ipotizzata dello 0.5% sulla massa salariale, può considerarsi penalizzante nei confronti delle agenzie interinali, tenuto conto dei margini di guadagno da esse realizzati con il collocamento temporaneo.
All’iniziativa si obietta che l’imposizione del contributo verrebbe facilmente aggirata dalle agenzie di collocamento, facendo ricadere l’onere, direttamente o indirettamente, ancora sui lavoratori stessi, oppure facendo in modo che i datori di lavoro si rivolgano ad agenzie con sede fuori Cantone.
Con un simile ragionamento si mette il carro davanti ai buoi; prima di tutto si dà per scontata l’intenzione delle agenzie di aggirare la legge prima ancora che essa venga promulgata, ma soprattutto lo Stato non può permettersi di rinunciare ad un provvedimento accampando semplicemente la scusa che esso non verrebbe rispettato. Semmai, se queste difficoltà sono prevedibili, sarà più agevole porre i paletti necessari per evitare abusi e astuzie volte ad aggirare la legge.

Quanto proposto da questa iniziativa è solo un piccolo ma importante tassello di un più ampio disegno presentato con il documento del PS “Lavoro e occupazione” nel giugno 2003, per migliorare la situazione sul fronte dell’aiuto ai disoccupati e il sostegno alle imprese.
I lavoratori che si rivolgono alle agenzie interinali, lo fanno quando non hanno nessun’altra alternativa di lavoro stabile; sono quindi tra i più colpiti dlla situazione di precarietà che stiamo vivendo.
Invito quindi ad approvare, con il rapporto di minoranza, l’iniziativa presentata da Marina Carobbio e Saverio Lurati.

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