Francesco Cavalli

Casa per anziani S.Donato Intragna


20 giugno 2006, per il gruppo PS

È con grande piacere che porto l’adesione del gruppo PS al messaggio 5791 per la concessione dei contributi necessari alla riconversione dell’ospedale S.Donato di Intragna in casa per anziani e alla sua ristrutturazione.
Parallelamente esprimo anche la soddisfazione della popolazione e dei Comuni delle Centovalli e del Pedemonte che talvolta in passato si sono sentiti, a torto o a ragione, un po’ trascurati, ma che potranno ora finalmente disporre sul loro territorio di una casa per anziani più moderna e confortevole con 90 posti letto in spazi adeguati.
Va sottolineato che la riconversione è stata accettata di buon grado da autorità e popolazione che hanno ben compreso come la pianificazione ospedaliera rendeva inevitabile la chiusura del reparto ospedaliero. Non ci sono state, come è avvenuto in casi analoghi, proteste clamorose, prese di posizione o petizioni popolari e questo bisogna riconoscerlo.
Il S.Donato è innegabilmente il principale elemento di coesione tra i 6 Comuni del circolo della Melezza e non c’è dubbio che in futuro potrà esserlo ancora di più.
E mi sia anche consentito di esprimere la mia personale soddisfazione per la felice conclusione del processo di riconversione di questo istituto al quale mi lega – vale per me come pure per molti compaesani – un legame affettivo. Al S.Donato ho passato i primi giorni della mia vita, sono stati degenti i miei ed è possibile che possa essere in futuro la mia casa per anziani. Siamo quasi al conflitto d’interesse, ma credo di potermi esprimere lo stesso.
Con la riconversione si ritorna in un certo senso alle origini, era il 1929, quando a seguito di un lascito del benefattore Donato Cavalli, venne costituita la fondazione per la realizzazione e la gestione del Ricovero. In seguito la struttura ha conosciuto diverse ristrutturazioni e ampliamenti, in particolare con lo sviluppo della parte ospedaliera, cui ha dato grande impulso il dr. Luigi Piazzoni che fu anche membro di questo Parlamento. Un istituto che, anche per la posizione tranquilla e per il clima favorevole, si è rivelato particolarmente adatto anche per cure psichiatriche temporanee, per convalescenze e per trattamenti di riabilitazione.
Poi, a partire dagli anni 90, le necessarie pianificazioni ospedaliere hanno segnato la fine dei piccoli ospedali di zona, ma nel contempo si è fatta sentire la necessità di aumentare l’offerta di posti letto nelle case per anziani. Da qui la conclusione della parabola. Ma ora una ristrutturazione completa, tanto dell’ala ospedale, per cambio di destinazione, quanto della vecchia casa per anziani è assolutamente necessaria per dare ai nostri anziani una residenza confortevole sfruttando appieno le potenzialità offerte dalla localizzazione geografica.
I notevoli miglioramenti qualitativi, sia per l’aspetto sanitario quanto per quello di socializzazione di cui potranno beneficiare gli ospiti sono già ben illustrati nel messaggio e nel rapporto Merlini. Vorrei soffermarmi su due essenziali modifiche.
Lo spostamento dell’entrata, che così com’è attualmente presenta problemi di traffico nel centro del paese in un tratto dove la strada cantonale è sinuosa e in forte pendenza, riduce il cortile principale a posteggio e obbliga chi arriva dalla stazione ferroviaria, spesso anziani che visitano altri anziani, a superare una lunga scalinata. Ora con la nuova sistemazione l’entrata principale sarà al livello della stazione ferroviaria, una soluzione da tempo sognata che permetterà di adibire il cortile a giardino e luogo di svago, ma anche di rendere più attrattivo l’uso del trasporto pubblico. Non dimentichiamo che la nostra valle ha la fortuna di poter disporre ancora di una linea ferroviaria, la mitica Centovallina, che, grazie al fatto di essere internazionale, ha potuto essere salvata quando tutte le altre venivano smantellate.
Il riscaldamento a legna, per il quale ho fatto opera di convincimento presso il presidente della fondazione il collega Pellanda, che oltre a essere un’opzione giustificata da ragioni ambientali e di rispetto degli standard Minergie, è anche interessante in virtù della presenza nelle Centovalli di un vasto territorio boschivo che potrebbe quindi permettere la creazione di ulteriori posti di lavoro, che si aggiungeranno ai circa 90 previsti presso la Casa per anziani.
Prima di concludere, mi permetto di sollevare una questione che mi sta a cuore e che prima o poi andrà affrontata. Alla Fondazione è stato dato un nuovo nome “Casa anziani regionale” ma poi nel consiglio di fondazione la regione non è rappresentata e la componente pubblica è nettamente minoritaria rispetto a quella ecclesiastica. Mi rendo conto che la strada per modificare statuti che derivano da un lascito di un donatore è lunga, irta di difficoltà e materia privilegiata per avvocati. E allora perché non cullare un sogno ancora più ambizioso, cioè che il S.Donato possa diventare la casa per anziani non regionale, ma comunale di un nuovo comune che raggruppi tutto il circolo della Melezza da Ponte Brolla a Camedo. Questo rinnovamento della casa per anziani, che è un forte elemento di coesione, potrebbe costituire anche un primo passo per riprendere su nuove basi il discorso sulle aggregazioni comunali nella nostra regione.
Concludo, invitando ad approvare il decreto legislativo, e ringraziando il collega Giorgio Pellanda, presidente della fondazione, per l’impegno, l’entusiasmo e la perseveranza con cui ha portato avanti questo progetto.

Messaggio del CdS e rapporto


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