Francesco Cavalli

Iniziativa Regazzi per l’introduzione di un quorum diretto per l’elezione del GC.


19 settembre 2006, per il gruppo PS

Almeno su una cosa spero che possiamo essere tutti d’accordo: l’aritmetica elettorale è una scienza affascinante; lo è certamente dal punto di vista politico ma lo è altrettanto se la consideriamo dal versante strettamente teorico e matematico, in quanto opera forzatamente con approssimazioni di vario grado. Del resto esiste una vasta letteratura in materia che ha messo tra l’altro in evidenza qualche paradosso.
Nella mia carriera di docente di matematica ho così spesso proposto il tema delle leggi elettorali nel loro aspetto teorico, per poi inevitabilmente allargare il discorso ad aspetti civici o politici più generali. Questo mi permetteva di sostenere, e ne sono più che mai convinto, che l’educazione alla cittadinanza non è feudo di alcuna disciplina particolare, come spesso qualcuno sostiene.
Ora, l’iniziativa del collega Regazzi chiede di modificare l’articolo 58 della costituzione cantonale, introducendo un quorum diretto del 4% che dà il diritto di partecipare alla ripartizione dei seggi in occasione dell’elezione del GC.
Il medesimo articolo stabilisce, nel primo capoverso, che l’elezione avviene con il sistema proporzionale: ciò dovrebbe significare che ogni lista ottiene una rappresentanza parlamentare in proporzione ai voti ottenuti. In effetti però una proporzionalità perfetta è impossibile da raggiungere in quanto i seggi vengono ovviamente assegnati in numeri interi, mentre la quota di voti ottenuta da ogni lista è espressa da una frazione o numero decimale. Per questo esistono diversi tipi di proporzionale che avvicinano più o meno bene la proporzione matematica o che presentano varianti prettamente politiche come gli sbarramenti o i premi di maggioranza (chi non ricorda la famosa clausola Cattori?).
Nel nostro cantone di sistemi proporzionali ne pratichiamo due: quello detto del miglior resto applicato per l’elezione dei legislativi e quello della miglior media (o Hagenbach-Bischof) per gli esecutivi, pure applicato per il Consiglio Nazionale.
Il sistema proporzionale ora in vigore per l’elezione del Gran Consiglio prevede in più un quorum indiretto nel senso che chi non raggiunge 1/90 dei voti (in %1.1 periodico) non partecipa alla ripartizione dei resti. Secondo gli iniziativisti, questo non basta perché può determinare un eccessivo frazionamento in seno al parlamento. Ipotesi smentita dai fatti: oggi su 90 deputati, 81 sono stati eletti su liste dei partiti di governo, e gli altri appartengono a UDC, Verdi e PdL, partiti radicati da decenni nella realtà politica cantonale. Il discorso è analogo per le legislature precedenti, e va inoltre ricordato che le liste estemporanee non sono mai riuscite a superare lo scoglio dell’1.1%.
Con il passaggio al 4% il principio della proporzionalità verrebbe completamente snaturato, escludendo dalla rappresentanza in parlamento forze politiche ben radicate nel nostro contesto politico. Penso al PdL che dal 1947, con brevi interruzioni, ha sempre eletto uno o due deputati. Ma la stessa UDC che ora sostiene l’iniziativa, dal 1951 al 1999 è sempre rimasta sotto la soglia del 4%. Ma ora che è diventata un po’ più grande, vuole cacciare i piccoli!
Alle ultime elezioni del Gran Consiglio hanno votato 119'925 cittadini. Il 4% equivale a 4797. Ebbene, si tratta di un numero superiore a quello dei votanti in Leventina (4386), Blenio (2833), Valle Maggia (2595). So che il paragone tiene fino a un certo punto, ma dal punto di vista numerico la soglia del 4% taglia fuori interi distretti.
Sempre nelle elezioni del 2003 i voti andati a liste che non hanno raggiunto il 4% sono stati 9453 dei quali 4170 tra l’1.1 e il 4%. Nel 1999 gli stessi dati erano rispettivamente 9930 e 6827.
Sono alcune migliaia di voti che in pratica verrebbero poi ridistribuiti, con la tecnica dei resti tra le liste che hanno ottenuto seggi, in particolare quelle più forti. Saremmo così in presenza di una sorta di premio di maggioranza, e allora se è questo che vogliono gli iniziativisti lo dicano chiaro. Paradossalmente chi vota per movimenti che hanno un seguito limitato ed in particolare sono ben lontani dal poter ambire a un seggio nell’esecutivo subirebbe la beffa di vedere il proprio voto rafforzare proprio i partiti di governo.
Ma c’è di più: come già sottolineato nel rapporto di maggioranza, con le prossime elezioni entreranno in vigore alcune modifiche della legge sull’esercizio dei diritti politici, in particolare quella che abolisce la possibilità di congiunzione delle liste. Ora è chiaro che questa novità, impedisce di fatto a chi non raggiunge il quorum indiretto dell’1.1% di riuscire, tramite alleanze, a ottenere un seggio. Mi sembra veramente affrettato e inopportuno, voler aggiungere un ulteriore sbarramento, prima di aver sperimentato e verificato gli effetti di questa prima riforma.

In conclusione ribadisco il concetto secondo cui l’iniziativa va decisamente contro il principio fondamentale del sistema proporzionale che vuole assicurare una rappresentanza equa (anche se non in senso strettamente matematico) a tutte le liste. Porto quindi l’adesione del gruppo PS al rapporto di maggioranza redatto con la consueta perizia dal collega Dario Ghisletta che propone di respingere l’iniziativa.

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