Francesco Cavalli

Aggregazioni Luganesi


20 dicembre 2007, come relatore di minoranza

È piuttosto inconsueto che sia la minoranza commissionale a sostenere il messaggio del Consiglio di Stato e non il contrario, mentre la stragrande maggioranza della commissione per le aggregazioni ha preferito sposare le tesi del Municipio di Lugano.
Ma questa non è l’unica anomalia che caratterizza l’oggetto oggi in discussione; una seconda è data dal fatto che, con il messaggio 5987, ci vengono proposte contemporaneamente l'aggregazione di due comuni con la città di Lugano e l’abbandono di quella con altri due, quando ai cittadini dei cinque comuni era stato sottoposto un unico quesito. Va pur detto che il Consiglio di Stato aveva già anticipato, nel rapporto alla popolazione, che avrebbe preso in considerazione aggregazioni parziali.
Pure anomala è la procedura adottata da Lugano nei progetti aggregativi: niente commissione di studio, come avviene nel resto del Cantone, ma accordi bilaterali con l’allestimento delle cosiddette “schede modulari”. In altri termini Villa Luganese si accorda con la sola Lugano, non con Cadro, Barbengo e Carabbia.
Questi lavori, ci è stato detto, sono sempre fatti dai Servizi della Città di Lugano, con il coordinamento del Segretario comunale, e vengono poi sottoposti ai Municipi dei Comuni, i quali presentano le loro osservazioni. Il Cantone non viene coinvolto se non marginalmente.
Con Cadro si è addirittura proceduto in modo unilaterale.
E infine ma più importante è che, da parte della maggioranza della commissione speciale per l’aggregazione dei comuni, ci si propone di non rispettare la legge o di aggirarla il che è lo stesso.

Al centro del dibattito c’è sicuramente il concetto coerenza territoriale che è stato introdotto nella legge del 2003 dalla commissione della legislazione con lo scopo dichiarato di evitare le aggregazioni a “macchie di leopardo o la creazione di giardini fuori casa.
È stato preferito questo termine di coerenza al posto di quello di contiguità, perché quest’ultima rimane necessaria, ma non è sufficiente. Ci sono territori confinanti che non sono coerenti, per esempio se non sono collegati. Barbengo Carabbia, a ben guardare potrebbero rientrare in questo aspetto.
Quando non si è in chiaro su un significato di un termine, si ricorre al dizionario. Ecco allora due definizioni:
coerente = composto di parti ben unite tra loro,
coerente = intimamente connesso relativamente alla struttura e alla composizione dei propri costituenti

Quindi parti non solo contigue, ma ben connesse. Non è certo il caso per Villa e Lugano.
Il rapporto di maggioranza si aggrappa ad un paragrafo del rapporto della commissione della legislazione del 2003. Un po’ poco, ma anche questa argomentazione è facilmente confutabile.
Intanto viene ribadito in modo esplicito che il principio di base rimane la contiguità geografica e topografica.
“Se questo principio non può essere rispettato, in via del tutto eccezionale, le motivazioni devono essere forti ed evidenti” dice quel rapporto.
Nel caso per Villa, non ci sono motivazioni né forti né evidenti. Il Comune non si trova in una condizione finanziaria dissestata, ma può ancora permettersi di applicare un moltiplicatore politico dell’85%. E non c’è nessuna urgenza!
Il semplice fatto che l’aggregazione porterebbe indubbi vantaggi ai comuni interessati non è certo una motivazione forte ed evidente.

Inoltre, sempre nel medesimo rapporto, si afferma che “queste motivazioni non devono essere legate unicamente all’interesse dei Comuni in fase di aggregazione, ma devono fare parte di un disegno più grande e generale che coinvolga l’intera zona.” Ciò significa che non bisogna guardare solo agli interessi di Villa Luganese e Lugano, ma anche a quelli dei comuni limitrofi, come Cadro in primo luogo, ma anche Sonvico, le cui opinioni non sono per nulla prese in considerazione. Quindi anche questa argomentazione è del tutto inconsistente.

Così è stato creato appositamente per l’occasione dal rapporto di maggioranza commissionale, il concetto di “entità non perfettamente contigue”.
Concetto che non sta in piedi dal punto di vista e lessicale, logico e geometrico. La contiguità c’è o non c’è, il quasi non entra in linea di conto.
Ma il concetto è anche ambiguo e pericoloso in quanto pretende di sostituire il principio chiaro della contiguità con uno più vago che può essere chiamato “vicinanza”.
Ciò significa che si possono aggregare comuni che non sono contigui, ma sono “abbastanza vicini” da consentire deroghe al principio.
Contiguo e vicino sono termini usati in topologia (un ramo della geometria) con significati molto diversi.
Ma anche nel linguaggio comune “vicino” viene inteso, a seconda del contesto con valori metrici moto differenti: possono essere due metri, come due km o trecento km, ma anche la luna a 300'000 km è vicina, per non dire di Proxima Centauri a 4 anni luce.
Ma in più, in topologia, la vicinanza è transitiva.. ., dunque se A è vicino a B, e B è vicino a C, allora A è vicino a C e la frittata è fatta!
Le famigerate aggregazioni a macchie di leopardo, e i giardini fuori casa sono serviti.

In fondo l’unica argomentazione che potrebbe tenere è il risultato della votazione consultiva a Villa. Certo che spiace dover deludere la maggioranza dei cittadini di Villa Luganese, (ma c’è anche una minoranza contraria) che sono stati coinvolti loro malgrado in questa situazione, con una votazione che, con un po’ di lungimiranza, andava forse evitata. Ma erano stati avvisati che il l’esito del voto di Cadro avrebbe condizionato la decisione circa l’aggregazione di Villa.
E poi non è certo la prima volta che si deve andar contro al voto consultivo di un comune. In altre occasioni hanno prevalso considerazioni di ordine generale.
È successo con le aggregazioni coatte, da Sala Capriasca a Muggio, ma anche capitato di dire NO a chi l’aggregazione la voleva. Penso a Verscio e Cavigliano che non hanno potuto realizzare l’aggregazione con Tegna. Ma penso anche alla frazione delle Gerre di Sotto (Locarno) a cui questo Gran Consiglio ha negato la possibilità di unirsi a Gerra Verzasca e Cugnasco. E sì che la coerenza territoriale c’era eccome, mentre in questo caso non c’è.

Come già accennato in precedenza la città di Lugano procede con le aggregazioni usando modalità proprie e disinvolte, diverse da quelle applicate nel resto del Cantone.
Secondo quanto riferito in commissione dai rappresentanti del Municipio di Lugano, il progetto a medio termine si orienta su un territorio che va dalla Valcolla al Pian Scairolo. Ma ciò in un’ottica del tutto unilaterale, senza coinvolgere se non in misura minima il Cantone e gli altri comuni interessati.
E nemmeno la coerenza territoriale interessa più di tanto, visto come il Sindaco ha dichiarato in commissione che “il termine coerenza territoriale è usato da chi, nella pratica non conosce il territorio”. Tante grazie.

Con il rapporto di maggioranza è auspicata una pausa di riflessione, da dedicare ad uno studio strategico di tutto il comprensorio. Siamo d’accordo, ma prima e non dopo aver aggregato Villa, in contrasto con i disposti legislativi.
Come dire: oggi chiudiamo un occhio, anzi due, con Villa, ma dopo fate i bravi, basta con le trattative bilaterali ma seguite la procedura usuale e facciamo questo non meglio definito studio strategico coinvolgendo Cantone e Comuni.
A parte il fatto che simili raccomandazioni lasciano spesso il tempo che trovano, questo non è un modo logico di procedere: prima si agisce in deroga alla legge e soltanto dopo si dà avvio allo studio di un progetto territoriale di ampio respiro. La coerenza temporale vorrebbe il contrario, evitando di anticipare un fatto compiuto che potrebbe condizionare pesantemente tutta la politica futura delle aggregazioni.

Dire SI a Villa Luganese costituisce un precedente molto pericoloso. Sostenere che non lo sia è una grossa ingenuità. Alcune conseguenze:

  • In futuro sarà possibile unire due Comuni non contigui; volta per volta si troverà sempre la scappatoia per aggirare la legge.
    In concreto il passaggio della Valcolla sotto Lugano, che si voleva evitare, ma è probabilmente il vero obiettivo, diventa inevitabile.
  • Il concetto di ”entità territoriale coerente” perderà gran parte della sua valenza, per assumere un significato molto diverso da quanto previsto nello spirito e nel testo della legge sulle aggregazioni.
    In pratica si va verso l’abbandono puro e semplice del principio di contiguità.
  • Vengono messi di fronte al fatto compiuto i Comuni limitrofi come Cadro e Sonvico per i quali sarà estremamente arduo trovare soluzioni alternative all’aggregazione al polo cittadino.
  • Accettare il responso della votazione consultiva di Villa Luganese avrà come conseguenza inevitabile che altri comuni pretenderanno di ricevere lo stesso trattamento. E allora sarà molto più difficile a Governo e Parlamento proporre aggregazioni coatte. Anche questa è una forma di coerenza.

In conclusione accettare l’aggregazione di Villa Luganese, oltre a costituire un atto contrario alla legge sulle aggregazioni, approvata giusto 4 anni or sono, crea una situazione di confusione per tutta la politica delle aggregazioni nel prossimo futuro.
Lugano, con la sua forza finanziaria, dopo questo precedente avrà buon gioco a portare avanti il proprio disegno, con o senza coerenza territoriale. Non riduciamo le aggregazioni ad un banale calcolo finanziario: “andiamo con Lugano, così paghiamo meno imposte”.
Ma anche nel resto del Cantone si andrà incontro a nuove difficoltà, relativamente alle aggregazioni coatte, che non avranno più il supporto della necessità della coerenza territoriale.
Colleghe e colleghi, vi invito dunque a riflettere bene prima di accettare questo passo avventato che mette in discussione tutta la politica delle aggregazioni fin qui seguita. La pausa di riflessione è necessaria prima e non dopo aver aggirato la legge.
Non c’è nessuna fretta, con il rapporto di minoranza che vi chiedo di sostenere si evitano pericolosi salti nel buio.

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