Francesco Cavalli

Iniziativa Ricciardi-Salvadè:
"Rimborso delle spese per l’«autoaggiornamento» dei docenti"


3 dicembre 2007

L’iniziativa del settembre 2002 dei deputati Ricciardi e Salvadè avanza una serie di proposte per il finanziamento dell’«autoaggiornamento» dei docenti, riprendendo tale e quale una direttiva ministeriale italiana del giugno 2002.
Già lo stesso concetto di «autoaggiornamento» è suscettibile di interpretazioni molto diverse che possono andare dalla lettura di un libro o di una rivista alla partecipazione a corsi di notevole impegno.
L’aggiornamento dei docenti – come per altre professioni – è importante, molto importante, tanto nel campo culturale quanto in quello pedagogico. Quindi va promosso, sostenuto e incentivato.
La legge del 19 giugno 1990 e il relativo regolamento concernente l’aggiornamento dei docenti definiscono le condizioni per la partecipazione ai corsi obbligatori e a quelli facoltativi, come pure le modalità di rimborso. Il rapporto della collega Paola Bagutti illustra in modo particolareggiato questo aspetto.
Per quanto riguarda l’aggiornamento facoltativo che è da equiparare all’«autoaggiornamento» l’offerta del cantone come pure di altri enti è molto vasta e variegata.
Ci sono in primo luogo i corsi proposti dall’ASP, passati da 94 a 169 negli ultimi cinque anni con un ampio ventaglio di proposte, indirizzate principalmente verso le applicazioni didattiche, mentre l’aspetto culturale è presente sì, ma limitatamente alle scienze umane e ambientali, meno nel settore linguistico e scientifico.
Dai dati forniti dal DECS, risulta che ai corsi facoltativi fanno capo molti docenti di SI e SE, un buon numero di docenti di SM e pochi attivi nelle SMS.

Ciò significa che per quest’ultimo settore il docente che desidera aggiornarsi deve rivolgersi altrove. Ci sono sostanzialmente due possibilità.
Dapprima corsi proposti da altri enti , in genere universitari e oltre Gottardo, per i quali lo Stato concede quasi sempre la possibilità di partecipazione con un rimborso spese che può arrivare al 70%.
In secondo luogo i corsi che vengono proposti dalla base, da gruppi di docenti, che non sempre ricevono un entusiastico appoggio da parte degli uffici dipartimentali. Spesso la realizzazione va in porto solo con ridimensionamenti o rinvii.

Osservazioni puntuali L’iniziativa chiede tra l’altro (ed è forse il suo vero scopo) di riconoscere anche ai docenti delle scuole private il rimborso spese come per i docenti della scuola pubblica. La richiesta è, a mio avviso e anche della commissione, del tutto fuori luogo. Bisogna chiarire prima di tutto i corsi obbligatori e facoltativi organizzati dal Dipartimento sono gratuiti per tutti e che non viene concesso nessun rimborso per corsi facoltativi organizzati dal cantone.
Lo Stato quale datore di lavoro rimborsa le spese per i corsi obbligatori e sussidia in parte i corsi organizzati da altri enti. Per i docenti delle scuole private, la logica impone che il rimborso delle spese, sia a carico del datore di lavoro.

L’iniziativa accenna pure al congedo di aggiornamento (anno sabbatico) previsto dagli articoli da 13 a 20 della legge sull’aggiornamento e dal relativo regolamento, sospeso nel 1997 fino al 31 agosto 2008. Su questo punto concordo con l’iniziativa. Il congedo al momento della sua istituzione nel 1992 era stato presentato come un fiore all’occhiello della nostra scuola e per qualche anno è stato concesso a un limitato numero di docenti di ogni ordine scolastico. Poi sono arrivati i risparmi. Ora il decennio di congelamento volge al termine. Non sarebbe ora di ripristinarlo?

E infine per quanto riguarda quelle forme di aggiornamento personale come acquisti di libri o materiale multimediale, abbonamenti o altro, il rapporto ricorda opportunamente che si può in primo luogo far capo alle biblioteche scolastiche. Semmai i crediti annuali sarebbero da incrementare, ma questo è un altro discorso.
Inoltre per taluni applicativi particolarmente specializzati, la licenza prevede in qualche caso l’installazione personale.
Ma il riconoscimento di queste spese non può essere che forfetario, se non si vuole mettere in piedi un apparato sproporzionato. E allora la soluzione potrebbe essere semplice ma implica un cambiamento politico di rotta nella considerazione della professione docente.
Ricordo che i docenti ticinesi sono i peggio pagati della Svizzera, cominciamo allora con il riconoscere loro quanto dovuto, come il rincaro dove fettina dopo fettina si è già perso il 5% dello stipendio reale e aboliamo le altre misure penalizzanti come l’entrata in servizio con l’arretramento di due classi. Una revisione dei salari reali fermi da 20 anni sarebbe la migliore risposta ai problemi segnalati dai docenti.

Fatta questa doverosa considerazione porto l’adesione al rapporto della commissione scolastica.


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