Francesco Cavalli

Credito per l'acquisto di software per la gestione scolastica.


22 marzo 2007

Siamo chiamati a votare un credito di quasi 5 milioni per l’acquisto e l’implementazione di un programma informatico che dovrebbe assicurare la gestione di tutti i dati degli allievi di ogni ordine di scuola.
L’obiettivo di uniformare le modalità di gestione informatizzata delle scuole è certamente condivisibile, per la gestione in sé, ma soprattutto per la raccolta dei dati a fini statistici. Ho invece qualche dubbio sulla soluzione scelta, dubbi che spero possano essere chiariti dal Consiglio di Stato.
Farò quindi dapprima alcune considerazioni per concludere con domande puntuali.
Oggi effettivamente, come indica il messaggio, le soluzioni adottate sono molto eterogenee, con caratteristiche diverse per settore e anche per istituto.
Il messaggio non accenna però a un dettaglio che per me è importante: nelle scuole elementari e medie quasi tutte queste soluzioni informatiche per la gestione degli allievi (dati anagrafici, note, giudizi, frequenze) sono state costruite dai docenti, nell’ambito delle loro mansioni nei consigli di direzione, ma sovente anche a titolo puramente volontario, per passione verso l’informatica e la scuola. Conosco ad esempio piccoli programmi per la gestione dei giudizi nelle SE, elaborati da docenti nel tempo libero e messi a disposizioni dei colleghi a titolo totalmente gratuito. Ebbene questo lavoro, spesso ignorato di molti docenti andrebbe riconosciuto.

Una discorso a parte va fatto per i licei, dove è pienamente operativo un programma di alto livello. Questo applicativo, AMS, scritto in FORTRAN è stato realizzato dal prof. Carlo Spinedi della STS a partire dal 1982 e continuamente perfezionato e aggiornato alle varie riforme. Il programma, che ho avuto modo di usare quando ero in consiglio di direzione, è identico per tutte le 5 sedi, gestisce i dati anagrafici, tutte le valutazioni degli studenti fino all’attestato di maturità ed è pure usato a fini statistici. Salvo errore è, nel cantone, il database che contiene più annate di valutazioni di studenti.
Un calcolo molto approssimativo basato sul tempo dedicato allo sviluppo e alla manutenzione del programma porta a valutarne il costo in 20 anni al di sotto dei 300'000 fr cui ne vanno aggiunti circa 100'000 fr per l’hardware iniziale.

Ora, pur considerando la dimensione e quindi la complessità del programma, per tutte le scuole, l’importo di 5 milioni fa una certa impressione, ma il mercato dell’informatica non è certo uno dei più semplici da analizzare. Nel settore hardware il rapporto prezzo-prestazione continua a scendere complice anche la delocalizzazione della produzione nei paesi asiatici con manodopera a basso costo. Ora un PC con gigabyte a iosa e schermo ad altissima risoluzione costa come negli anni 80 il mitico Commodore 64 che si allacciava al televisore e aveva 64 K di memoria (5 pagine Word). Per il software dove pure c’è una certa delocalizzazione (in India ci sono tra i migliori informatici del mondo) sembra invece che, a parte le eccezioni del software libero, i prezzi tendano a salire. I programmi diventano sempre più pesanti, anche o soprattutto in relazione ad una grafica magari accattivante, ma tutt’altro che necessaria per la funzione effettiva, piuttosto che alla mole di dati e algoritmi.
Nel caso in esame ci troviamo di fronte a un’unica offerta per cui diventa impossibile fare confronti. Verrebbe da pensare che anche nel software ci sia una sorta cartello.

La ditta prescelta, Equinoxe MIS Development è specializzata nella gestione di strutture accademiche con applicativi che si basano sul database Oracle. A quanto mi risulta il suo unico prodotto collaudato è il programma IS-Academia che, come indica il nome, è usato negli istituti superiori della svizzera romanda.
Non mi risulta invece che ci siano esperienze, già sottoposte a verifica, di applicazione onnicomprensiva a tutte le scuole.

E allora sta proprio qui il nocciolo della questione. Stando al parere di persone che sono molto competenti nell’informatica in genere ma anche vicine ai problemi della gestione scolastica, ci si propone un programma “monstre” con troppe variabili e incognite, che deve adattarsi a realtà molto diverse tra loro: dalle SE ai licei, dalle medie alle professionali, che già da sole presentano decine di regolamentazioni diverse.

Si arrischia di ottenere un prodotto finale troppo rigido che sarà apprezzato da alcuni ma probabilmente scontenterà parecchi utilizzatori. Come ho già detto quello che c’è funziona con istituti universitari e, ovviamente, nessuno ha potuto vedere come sia il risultato dopo le modifiche che devono ancora essere apportate.

Dalla situazione attuale, caratterizzata dall’eterogeneità, si vuole passare in un colpo solo ad un’uniformità totale all’insegna del tutto e subito. Esperienze negative di mega-progetti vissute con “Fisconews” e “SACD” dovrebbero pur aver consigliato una maggiore prudenza. Attenzione, prudenza non significa immobilismo, come detto all’inizio gli obiettivi del progetto è condiviso da tutti.

Una prudenza che caratterizza invece l’offerta fatta dalla SUPSI, precisamente dal suo dipartimento tecnologie innovative. Sulle trattative tra il DECS (committente) e la SUPSI, il messaggio e il rapporto non si dilungano più di tanto per cui non si capisce bene perché la metodologia proposta dalla SUPSI sia stata accantonata.
Perché la differenza non sta tanto sul software, ossia sul prodotto finale, quanto sul metodo di lavoro. La SUPSI proponeva di affrontare il problema per tappe, iniziando ad esempio con le scuole medie per poi allargare progressivamente il campo d’applicazione. Inoltre essa si proponeva principalmente per la coordinazione e la direzione del progetto, affidando poi lo sviluppo del programma ad aziende ticinesi, e questo in coerenza con quanto più volte ribadito al riguardo degli obiettivi del nostro sistema universitario. Proprio in quest’aula non si perde occasione per tessere le lodi dell’altissimo livello raggiunto, anche nell’informatica, dai nostri istituti accademici. Giusto, ma allora, quando si ha l’occasione concreta di una fattiva collaborazione tra Stato, SUPSI e mondo economico, si lascia perdere e ci si rivolge ad un’azienda semisconosciuta, esterna al cantone che, tutto sommato, non ha grandi referenze, invece di valorizzare tutte quelle competenze tecnologiche, ma anche di conoscenza della nostra realtà scolastica, presenti proprio alla SUPSI?

Per riassumere e concludere pongo le seguenti domande:
1. La notevole mole di dati accumulata negli ultimi anni, in particolare dal programma AMS dei licei, ma non solo, potrà essere recuperata? Ad esempio sarà possibile produrre documenti relativi a vecchi regolamenti, come ad esempio maturità degli anni 80-90, cosa oggi possibile con AMS?
2. Sono stati attentamente valutati i rischi di un fallimento totale o parziale di un programma tanto complesso e ambizioso, anche alla luce di esperienze precedenti non certo rassicuranti? Per favore non mi si dica che il rischio è zero!
3. Al di là del programma IS-Academia, collaudato solo per istituti universitari, quali altre referenze presenta la ditta incaricata del progetto?
4. È vero che nessuno ha potuto veramente vedere la funzionalità del programma per le esigenze richieste? Non si teme una eccessiva rigidità del programma?
5. Infine perché il discorso con la SUPSI non è stato approfondito e soprattutto perché non si è entrati nel merito della metodologia proposta di una realizzazione per gradi con soluzioni semplici, sicure e flessibili?

Attendo con interesse la risposta del consigliere di stato.

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