Francesco Cavalli

Mozione Inquinamento luminoso.


18 febbraio 2008, come mozionante

È per me un piacere poter aprire questo dibattito sul tema delle eccessive emissioni luminose, e lo è particolarmente visto che per la prima volta in assoluto l’argomento approda in quest’aula. Prima della mia mozione del 23 gennaio 2006, a livello parlamentare c’erano state unicamente due interrogazioni del compianto collega Giorgio Canonica, del novembre 1999 e dell’aprile 2000, alle quali si è risposto minimizzando e problema, e quindi non hanno ottenuto alcun seguito.
Di inquinamento luminoso si è iniziato a parlare da quando l’illuminazione pubblica e privata nelle città ha iniziato, attorno alla metà del secolo scorso, a crescere a dismisura complice l’illusione di fonti energetiche illimitate. È degli anni 60 il noto racconto di Italo Calvino inserito in Marcovaldo “La luna e il GNAC”

La notte durava venti secondi, e venti secondi il GNAC. Per venti secondi si vedeva il cielo azzurro variegato di nuvole nere, la falce della luna crescente dorata, sottolineata da un impalpabile alone, e poi stelle che più le si guardava più infittivano la loro pungente piccolezza, fino allo spolverio della Via Lattea, tutto questo visto in fretta, ogni particolare su cui ci si fermava era qualcosa dell'insieme che si perdeva, perché i venti secondi finivano subito e cominciava il GNAC.
Il GNAC era una parte della scritta pubblicitaria SPAAK-COGNAC sul tetto di fronte, che stava venti secondi accesa e venti spenta, e quando era accesa non si vedeva nient'altro.

L’inquinamento luminoso toglie visibilità al cielo stellato che, anche se non ancora ufficialmente codificato, è da considerare patrimonio dell’umanità. Il fenomeno non riguarda soltanto gli astronomi o gli astrofili, ma tutte le persone che sanno apprezzare il firmamento, e ha influssi, come spiegherò in seguito, anche sulla salute degli esseri viventi, uomo incluso. Non riguarda solo l’astronomia, ma certo anche l’astronomia.
La conoscenza della dinamica dei corpi celesti è stata sin dai tempi più remoti una fonte di grande arricchimento culturale e come ben sappiamo anche di controversie scientifiche e filosofiche. I popoli delle civiltà antiche (Egizi, Babilonesi, Greci, Celti, Maya e altri ancora) avevano saputo effettuare osservazioni molto precise senza disporre di strumenti ottici (il primo fu Galileo). Certamente poterono arrivare a tanto grazie a un’atmosfera trasparente (senza pulviscolo) e a notti completamente buie. Oggi nelle zone abitate diventa sempre più difficile distinguere le principali costellazioni o persino la Via Lattea.
Secondo un rapporto dell’istituto di scienza e tecnologia dell'inquinamento luminoso, risalente al 2001, più di metà della popolazione italiana ha perso la possibilità di vedere la propria “casa nell’Universo”, la Via Lattea, anche nelle notti più serene a causa dell’inquinamento luminoso. Su più di tre quarti della popolazione italiana non scende nemmeno una vera e propria notte a causa della eccessiva quantità di luce artificiale che illumina l’atmosfera.
Da noi non va certamente meglio e per ammirare il cielo stellato è ormai necessario andare in alta montagna.
Le misurazioni effettuate dalla sezione ticinese dell’associazione Dark-Sky (cielo buio) e in particolare da suo coordinatore Stefano Klett, mostrano come la luminanza misurata a Bellinzona è circa 7 volte quella che si registra sul passo del Lucomagno, a Chiasso 15 volte e a Lugano ben 24 volte, sempre in rapporto al Lucomagno.
Un astronomo dilettante ticinese, Stefano Sposetti che ha individuato numerosi asteroidi del sistema solare effettua le sue osservazioni da Gnosca. Una sera si è trovato a dover fare i conti con uno sky-beamer di una discoteca di Castione. Il totale vuoto legislativo in materia non permetteva nessun intervento e solo il buon senso ha poi posto fine a questa invadenza luminosa che certo non disturbava solo le osservazioni dell’astronomo.
Come per altri tipi di inquinamento (penso all’aria e all’acqua), anche gli effetti negativi di quello luminoso non sono immediatamente percepibili, ma emergono man mano che le emissioni aumentano.

L’ambiente in genere, il paesaggio, ma anche gli esseri viventi possono risentire in varia misura a causa delle esagerate emissioni luminose. Risulta particolarmente danneggiata la fauna notturna che perde il suo habitat naturale, come pure gli uccelli migratori che possono esserne disorientati. In zona Malpensa, ad esempio, di migratori non ne passano più. Anche per la vegetazione la luce eccessiva altera il ritmo della fotosintesi. Nemmeno l’uomo è esente: come già si può intuire dal racconto di Calvino la luce indesiderata può avere conseguenze sul metabolismo, il ritmo cardiaco, la regolarità del sonno.
La luce rivolta verso l’alto, quella delle insegne pubblicitarie, quella degli skybeamer, ma anche quella dell’illuminazione pubblica eccessiva o mal regolata, oltre a deturpare il paesaggio notturno costituisce un inutile spreco energetico.
Se si considera che almeno il 40% dell’illuminazione sia sprecato, e che circa il 10% del consumo di elettricità è dovuto all’illuminazione pubblica e privata, si può ben comprendere come una riduzione delle emissioni luminose superflue e fastidiose possa contribuire al risparmio energetico. Solo per il Ticino il risparmio è valutato attorno ai 5 milioni.
La mia mozione del gennaio 2006 faceva seguito alla pubblicazione da parte dell’Ufficio federale dell’ambiente di uno studio in cui si faceva il punto sullo stato dell’inquinamento luminoso in Svizzera e si formulavano alcune raccomandazioni all’indirizzo dei Cantoni, in particolare:

  • Prevedere una procedura di licenza edilizia per tutte le installazioni d’illuminazione di grandi edifici e impianti, compresi gli edifici storici;

  • sottoporre a verifica e, per quanto possibile, risanare le installazioni esistenti

  • vietare o, qualora ciò non fosse possibile, limitare il più possibile gli impianti puntati al cielo, come i già citati skybeamer e altri proiettori.

Con la mozione chiedevo quindi semplicemente di applicare queste raccomandazioni anche in Ticino, emanando precise norme legislative atte a combattere l’inquinamento luminoso sempre crescente, e superare quindi l’attuale vuoto legislativo in materia. Del resto in altri cantoni come pure in varie nazioni europee ci si sta muovendo in tal senso con provvedimenti legislativi di varia portata.
Il messaggio del Consiglio di Stato, 5916 del 31 gennaio 2007 mi ha parecchio deluso. Si limita a ricordare le sue iniziative per quanto attiene l’informazione e la sensibilizzazione, affermando senza approfondimenti che le sole norme non sono “sufficienti per ottenere risultati di rilievo” considerando la mozione ormai superata.
In effetti il Dipartimento ha iniziato a muoversi nell’autunno del 2006, sollecitato, oltre che dal mio atto parlamentare, da numerosi interventi sulla stampa ispirati da Dark-Sky relativi ad alcuni impianti particolarmente discutibili.
Ricordo bene che in occasione di un incontro avvenuto l’11 settembre 2006 che avevo richiesto assieme a Stefano Klett, il Consigliere di Stato Borradori aveva esordito affermando: “Questo problema mi mancava”. Una battuta che ho molto apprezzato per la sua sincerità ma che dimostra come fino a quel momento il problema fosse praticamente ignorato.
Poi, bisogna ammetterlo, si sono fatti progressi tangibili; in particolare è stato costituito un gruppo di lavoro che ha elaborato il documento “Linee guida per la prevenzione dell’inquinamento luminoso” e organizzato un convegno ad Orselina nel novembre 2007, molto interessante e ben frequentato.
Nel frattempo si sono mossi anche alcuni comuni, primo fra tutti Coldrerio che ha emanato un’ordinanza in materia molto apprezzata, sulla quale non mi dilungo, essendo presente il sindaco che potrà farlo meglio di me.
In seguito in numerosi Comuni sono state inoltrate mozioni di vario tenore o adottate misure per limitare l’inquinamento luminoso, ultima in ordine di tempo l’ordinanza pubblicata dal municipio di Lumino.
Ci sono però ancora segnali di senso opposto. Patriziati e altri enti continuano a progettare l’illuminazione di croci o chiesette di montagna, e poco importa che siano alimentate da energia fotovoltaica; sono luci del tutto inutili. Anche Locarno, sponsorizzata dalla locale azienda di distribuzione, nonostante sia pendente una mozione, intende rafforzare l’illuminazione –definita come artistica – dei monumenti cittadini; una nuova “ville lumiere”?
Particolarmente impressionanti sono poi le illuminazioni dei cantieri come Alptransit a Pollegio, galleria Vedeggio-Cassarate e anche l'inceneritore di Giubiasco. L'ente pubblico in questo caso dà un pessimo esempio.
Proprio queste diverse impostazioni locali impongono che si arrivi anche alla definizione di normative cantonali; altrimenti arrischiamo di ritrovarci con una configurazione a “macchie di leopardo” anche per le zone di luce e di buio.
Le linee guida sono certamente uno strumento utile e interessante, ma secondo me non bastano. Come è stato sottolineato in parecchi interventi al convegno di Orselina, occorre anche qualcosa di incisivo per colmare il vuoto legislativo in materia: penso a modifiche della Legge edilizia e della Legge sulle insegne.
Aggiungo che, contrariamente ad altri inquinamenti (aria, acqua, terra) quello luminoso può essere eliminato in breve tempo - basta girare l’interruttore - e con poca spesa, anzi con un bilancio economico positivo. Bastano pochi divieti, alcuni provvedimenti tecnici, misure sui tempi e i modi dell’illuminazione per ottenere buoni risultati. Le norme non sono tutto, ma ci vogliono.
Il rapporto della commissione per la pianificazione del territorio redatto con perizia dal collega Carlo Lepori conclude con l’invito ad accettare parzialmente la mozione, pur condividendone le motivazioni. Chiaramente avrei preferito un accoglimento totale per cui sono solo parzialmente soddisfatto del risultato ottenuto, ma spero che questo sia soltanto un inizio.
In sintesi, combattere e ridurre l’inquinamento luminoso è una componente importante della politica di sviluppo sostenibile, in quanto persegue due precisi obiettivi: quello di salvaguardare il paesaggio naturale, firmamento compreso, e la qualità di vita dell’uomo e di molte specie e quello di non sprecare preziose risorse energetiche.

Concludo con un’altra citazione, da un testo di Mario Rigoni Stern

“nel passato il contatto della gente col firmamento era continuo e accompagnava la vita. Oggi invece, poco a poco, ci stiamo avvolgendo in una nebbia luminosa che ci isola da quell’ambiente di cui noi e il nostro pianeta siamo parte.”

Messaggio del CdS e rapporto


Interventi
Prima pagina