Francesco Cavalli

Interpellanza: “Per insegnare la matematica nella Scuola Media è ancora necessario conoscere la matematica?”


5 maggio 2008

Per insegnare il tedesco occorre sapere il tedesco e possibilmente bene.
Tutti d’accordo. Sembra che questo principio non sia più così condiviso quando ci si riferisce ad altre discipline, matematica in questo caso.
Il problema c’è ed è serio. Mancano e mancheranno docenti di matematica, ma via via anche altri.
Le cause sono due:
Una naturale, inevitabile: il ricambio generazionale a seguito del pensionamento di molti docenti assunti negli anni ’70. Si doveva pianificare prima!
Una seconda, evitabile, è per contro la poca attrattività della professione e lo scarso riconoscimento di cui gode, sul piano salariale e anche generale.
I laureati si indirizzano verso il privato, dove possono lavorare subito, senza dover fare ulteriori semestri all’ASP e poi guadagnano di più.

Ora per correre ai ripari si istituisce un corso destinato a docenti di scuola elementare o scuola dell’infanzia con pratica d’insegnamento. Ho molto rispetto e stima per questa categoria e potrei apprezzare questo incoraggiamento alla mobilità dei docenti, ma sono le modalità che sconcertano.
Niente più bachelor sostituito da un corso, gestito dall’ASP, sia pure con la collaborazione con il nucleo di didattica della matematica dell’università di Bologna. Molta pedagogia e didattica che i candidati già posseggono e poca matematica.
Ma la didattica disciplinare non può basarsi sul nulla, non può prescindere dall’approfondimento teorico e culturale se non si vuole ridurla a “raccolta di ricette”.
In altri termini, un docente di scuola elementare con alle spalle la formazione pedagogica ricevuta alla scuola magistrale e una buona pratica didattica, dovrebbe rinunciare per tre anni alla metà del già magro stipendio, per affrontare insegnamenti già ampiamente sentiti durante la formazione precedente.
In concreto dovrebbe vivere con meno di 3000 fr perdendo in tre anni circa 100'000 franchi.
Anche potenziali interessati sono rimasti molto delusi da questa proposta, in quanto avvertono in primo luogo l’esigenza di un approfondimento, anche culturale, in matematica.
Il problema del ricambio generazionale del corpo insegnante, sentito anche a livello nazionale, e già segnalato con l’interrogazione del 5 febbraio 2008, è molto serio e va risolto facendo in modo che i giovani con formazione accademica tornino ad essere interessati alla professione docente prima che con iniziative come quella ora proposta.
Concludo: il mio non è un panegirico della matematica, è una preoccupazione, condivisa anche da umanisti e anche da operatori scolastici, per l’avvenire della nostra scuola che si ottiene anche con buoni insegnanti, preparati e motivati.

«Noi metteremo sempre la scuola avanti tutto. È nella scuola, nella educazione popolare che fondiamo le nostre speranze. Il miglioramento della scuola noi lo vediamo non tanto nei programmi, nelle leggi e nei decreti quanto nell’avere buoni insegnanti. Nei buoni insegnanti sta tutta la questione della neutralità e della laicità dell’insegnamento. E i buoni insegnanti li avremo soltanto quando sarà rialzata la professione del maestro nella considerazione pubblica, quando saranno corrisposti stipendi decorosi ed adeguati» .
(Guglielmo Canevascini, «Libera stampa», 13 giugno 1913)


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