Francesco Cavalli

Iniziativa Piazzini - Regazzi per l’introduzione di un quorum diretto per l’elezione del GC.


2 giugno 2008

Ero già intervenuto su questo argomento il 19 settembre 2006 e potrei ripetere parola per parola quanto dissi in quella occasione, e in parte lo farò perché, come dicono gli stessi iniziativisti, si tratta di un’iniziativa fotocopia di quella allora respinta dal parlamento, sia pure di poco. Ho perfino sentito che allora erano rimasti solo deputati di serie B, ma per me gli assenti hanno sempre torto, anche se sono di serie A.
Sia detto per inciso, se davvero vogliamo snellire i lavori parlamentari sarebbe meglio evitare di riproporre la stessa iniziativa dopo pochi mesi.
Si torna dunque a chiedere la modifica dell’articolo 58 della costituzione cantonale, introducendo un quorum diretto del 4% che dà il diritto di partecipare alla ripartizione dei seggi in occasione dell’elezione del GC.
La norma ora in vigore per l’elezione del Gran Consiglio prevede già un quorum indiretto nel senso che chi non raggiunge 1/90 dei voti (in %1.1 periodico) non partecipa alla ripartizione dei resti. Secondo gli iniziativisti, questo non basta perché può determinare un eccessivo frazionamento in seno al parlamento. Ipotesi smentita dai fatti: oggi su 90 deputati, 81 sono stati eletti su liste dei partiti di governo, e gli altri appartengono a UDC e Verdi, che rappresentano in Svizzera il partito più numeroso e quello con il maggiore tasso di crescita e che, giova ricordarlo, un anno fa hanno superato di poco il 4%. Ciò dimostra che accogliendo l’iniziativa il principio della proporzionalità verrebbe completamente stravolto, escludendo dalla rappresentanza in parlamento forze politiche ben radicate nel nostro contesto politico.
Nel 2006 avevo anche detto che sarebbe stato saggio aspettare l’effetto delle modifiche apportate alla legge sull’esercizio dei diritti politici, ossia l’abolizione della possibilità di congiunzione delle liste e la scheda senza intestazione.
Orbene l’effetto c’è chiaramente stato e di piccoli partiti in Gran Consiglio non ce ne sono. Tra quelli in lizza solo il Partito del Lavoro con l’1.02% e il Movimento per il Socialismo con lo 0.91% hanno avvicinato il quorum necessario dell’1.1%. Fosse ancora stata permessa la congiunzione avrebbero potuto tranquillamente ottenere un seggio ciascuno. Anche la scheda senza intestazione ha prodotto il suo effetto:
Infatti i piccoli movimenti hanno ottenuto parecchie preferenze (7.6%) in tutto sulle schede non intestate contro un 3.4% di schede (sul totale delle schede intestate). Nel 2003 i piccoli partiti avevano raccolto il 6% delle schede. Segno che l’elettore avendo a disposizione questo nuovo strumento è meno attirato dalle liste non classiche che potevano costituire una scappatoia per chi non voleva mettere la crocetta sulle liste tradizionali. Quindi, senza congiunzioni e con la scheda non intestata, il quorum indiretto dell’1.1% è ampiamente sufficiente a impedire un’eccessiva frammentazione del parlamento e non c’è alcuna necessità di ulteriori sbarramenti. In fondo un quorum più alto avrebbe senso solo in presenza della possibilità di congiunzioni, ma così, purtroppo non è! Non si vogliono le congiunzioni, allora niente quorum.
Ho l’impressione che l’unico scopo dell’iniziativa sia di difendere le proprie poltrone o magari la paura di un ritorno dei comunisti in parlamento: paura che io non ho.
In conclusione ribadisco il concetto secondo cui l’iniziativa va decisamente contro il principio fondamentale del sistema proporzionale che vuole assicurare una rappresentanza equa (anche se non in senso strettamente matematico) a tutte le liste. Porto quindi l’adesione del gruppo PS al rapporto di maggioranza redatto dal collega Dario Ghisletta che propone di respingere l’iniziativa.

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