Francesco Cavalli

Concordato HarmoS


17 febbraio 2009

Porto il sostegno del gruppo PS al rapporto di maggioranza redatto dai colleghi Monica Duca Widmer e Carlo Lepori, favorevole all’adesione del nostro cantone al concordato HarmoS. Un consenso il nostro che non è certo entusiastico, ma è semplicemente realistico e responsabile. Del resto credo che in quest’aula di veramente entusiasta su HarmoS ci sia forse solo il Consigliere di Stato, e spero non troppo.
Il concordato deriva da un’esigenza indiscutibile di fare in modo che tra i 26 sistemi scolastici svizzeri esista una base comune, come pure strutture e obiettivi armonizzati e presenta parecchie innovazioni positive quali l’anticipo dell’obbligo scolastico e il principio delle strutture parascolastiche. Ma, come preciserò in seguito non bisogna sottovalutare alcune insidie che un’accettazione acritica di HarmoS può comportare. Un rifiuto, come vorrebbe il rapporto di minoranza, in nome di un isolazionismo fine a se stesso comporterebbe pericoli ben maggiori in quanto talune misure a noi sgradite, e per le quali abbiamo ottenuto deroghe (come la durata dei singoli cicli e l’organizzazione dell’insegnamento delle lingue), potrebbero esserci imposte. Ciò a seguito degli articoli costituzionali approvati dal popolo il 21 maggio 2006, secondo cui “Se gli sforzi di coordinamento non sfociano in un’armonizzazione del settore scolastico la Confederazione emana le norme necessarie”.
Il concordato, salvo referendum è stato approvato in 10 Cantoni e potrà entrare in vigore. In 4 Cantoni è stato respinto in votazione popolare. Le opposizioni, cavalcate soprattutto dall’UDC, promotrice dei referendum, si concentrano principalmente su due elementi: l’inizio dell’obbligo scolastico a 4 anni e la proposta di aumentare l’impegno per assicurare servizi parascolastici quali mense e strutture diurne. Posizioni tipiche di chi vuole limitare la spesa pubblica per la formazione di base e per il sostegno ai ragazzi meno favoriti.

Analizzo ora alcuni elementi di HarmoS.

1. Gli obiettivi
L’art 3 indica come obiettivo primario che “Durante la scuola obbligatoria, tutte le allieve e gli allievi acquisiscono e sviluppano le conoscenze e le competenze fondamentali, nonché l’identità culturale, che permettono loro di continuare ad imparare durante tutta la vita e di trovare il loro posto nella vita sociale e professionale.” Come già affermato nella risposta del PS alla consultazione preliminare del 2006, occorre estendere le finalità della scuola obbligatoria dagli obiettivi di tipo formativo e cognitivo a una serie di altri importanti obiettivi, come “educare alla pace, al rispetto dell’ambiente e agli ideali democratici e promuovere il principio di parità tra uomo e donna, correggere gli scompensi socio-culturali” che troviamo nell’articolo 2 della legge ticinese della scuola. Sono obiettivi che devono rimanere prioritari. Come scrive Fabio Pusterla (poeta e docente), riprendendo i concetti alla base dell’istituzione della nostra scuola media, “compito principale della scuola obbligatoria non è quello di selezionare, bensì quello di sviluppare armoniosamente nel rispetto delle diversità individuali”.

2. I cicli scolastici
La prima versione di HarmoS aveva giustamente suscitato vibrate proteste in quanto si voleva, tra l’altro sconvolgere il nostro collaudato ordinamento scolastico con un ciclo elementare di 6 anni e solo 3 di scuola media. Dopo che anche il DECS ha fatto presente la sua opposizione, anche i signori della CDPE hanno fatto marcia indietro e concesso la deroga al Ticino. Giudichiamo positivamente l’anticipo dell’obbligo scolastico a 4 anni, un progresso che non piace agli ambienti più conservatori d’oltre Gottardo, ma che da noi è de facto acquisito già da tempo. Eventuali deroghe potranno, come ora, essere concesse solo per motivi molto validi e non per assecondare capricci o privilegi di sorta.

3. La questione della data di nascita
Per iniziare la scuola dell’infanzia occorre aver compiuto i 4 anni entro 31 luglio e questo, benché l’applicazione sarà dilatata nel tempo, qualche problemino ce lo crea. È l’unica richiesta di deroga respinta dalla CDPE. Saranno infatti più di un migliaio gli allievi che vedranno ritardata la loro entrata nel ciclo scolastico. In concreto chi è nato in agosto entrerà nella scuola dell’infanzia a 5 anni, nell’elementare a 7 e nella media a 12, quindi un anno dopo rispetto alla situazione attuale. Forse su questo punto varrebbe la pena insistere presso la CDPE per una maggiore flessibilità.

4. La scuola dell’infanzia a tre anni.
HarmoS non ne parla e dunque rimane di competenza cantonale. Ma per noi resta un compito inderogabile: attualmente il 75% dei bambini di 3 anni fa capo alla scuola dell’infanzia. Ad essi si aggiungeranno gli allievi che compiono 4 anni da agosto in poi. L’offerta va dunque mantenuta, anzi ancora migliorata, visto che in alcuni comuni per carenze logistiche questi allievi restano esclusi. Aggiungo anche che per questo ciclo la data di riferimento del 31 luglio non deve fare testo, visto che HarmoS non c’entra.

5. Lingue
Anche i ministri della CDPE hanno tenuto in considerazione il fatto che il nostro cantone sia praticamente l’unico a proporre a livello obbligatorio tre lingue nazionali e consentito di mantenere l’attuale situazione di inizio dell’apprendimento delle lingue. HarmoS prevede pure che la terza lingua nazionale, quindi l’italiano, debba essere offerta dappertutto. Personalmente, visti i precedenti, non mi faccio soverchie illusioni.
Interessante per contro è il sostegno che deve essere concesso ai corsi di lingua e di cultura dei paesi d’origine a beneficio degli allievi immigrati. Peccato che il messaggio governativo non ne faccia alcun cenno.

6. Offerta parascolastica
È senza dubbio uno dei punti qualificanti di HarmoS. Il testo del concordato (art. 11) è esplicito: “Un’offerta appropriata di presa a carico degli allievi è proposta al di fuori dell’orario d’insegnamento (strutture diurne)”. E qui, come sottolinea anche il rapporto di maggioranza, nel suo messaggio il Consiglio di Stato non prende particolari impegni, anzi si affretta a precisare che la loro introduzione è facoltativa. Nel messaggio si evidenzia come le mense siano abbastanza diffuse nelle SM, molto meno nelle SE, dove la competenza è comunale e quindi l’istituzione di buona parte di questi servizi è lasciata alla buona volontà e alle risorse finanziarie dei singoli comuni. Il problema sta nel dare pari opportunità ai comuni come richiesto da nostri atti parlamentari. Su questo, molto resta da fare.

7. Standard e monitoraggio del sistema educativo
È un tema che mi sta particolarmente a cuore, e forse sottovalutato da chi si preoccupa più che altro della struttura dei cicli scolastici.
È certamente opportuno definire obiettivi minimi comuni in alcune discipline (che non sono necessariamente “fondamentali”), ma è chiaro che essi poi devono anche essere verificati e occorre essere consapevoli del fatto che le verifiche possono essere fatte su quanto è misurabile, quindi sostanzialmente tecnico, mentre la qualità della scuola va valutata anche su elementi quali la formazione della personalità, molto più difficilmente quantificabili. Se aggiungiamo che le verifiche dovranno essere a costo minimo – quindi a risposta multipla per minimizzare il costo del lavoro di correzione – è evidente che l’aspetto puramente tecnico sarà prevalente. Contenuti culturali come la comprensione di un testo letterario o l’evoluzione storica della scienza sono invece molto difficilmente misurabili. Come ho già avuto occasione di affermare più volte la scuola, anche in contrasto con le pretese di certe ambienti tecnocratici, deve valorizzare accanto al saper fare anche il sapere e il saper essere. La scuola dovrà continuare a proporre anche contenuti solo apparentemente inutili, ciò in opposizione alle pretese di certi ambienti che propugnano che tutto sia immediatamente applicabile. Gli standard, inoltre, non devono essere all’origine di competizioni tra allievi, tra istituti e tra cantoni.
Ma sarà il DECS coadiuvato dagli operatori scolastici ad evitare queste insidie, tenendo presente che obiettivi, programmi e metodi della nostra scuola non devono essere dettati dalle scuole politecniche e nemmeno dalla CDPE.
Del resto il concordato HarmoS precisa chiaramente che l’armonizzazione dei piani di studio e il coordinamento dei mezzi d’insegnamento sono garantiti a livello delle regioni linguistiche. Quindi, e qui mi rivolgo direttamente all’on Gendotti, si prendano le distanze dalla CDPE, qualora si dovessero avvertire intenzioni di imposizione dei piani studio.
Anche con HarmoS la nostra scuola può conservare i suoi valori indicati all’articolo 2 della legge della scuola: basta volerlo.
Per i portfolii, infine, valgono più o meno le stesse considerazioni e non mi dilungo.

8. Passi successivi
Se HarmoS sarà, come auspico, accolto sanno necessari alcuni adeguamenti della legislazione scolastica. Giusto che non siano stati presentati ora, in quanto si spera che non ci si limiti ad aspetti formali ma si proceda a quei miglioramenti del servizio scolastico che il nostro gruppo, come pure le organizzazioni dei docenti hanno più volte richiesto, purtroppo senza ottenere risultati tangibili. Riforme da attuare con il coinvolgimento di tutte le cerchie interessate e non condizionate in partenza dall'imposizione del “costo zero”.

Conclusione
Come affermato nel rapporto di maggioranza HarmoS è un concordato necessario per la scuola svizzera e permetterà di avvicinare i diversi sistemi scolastici, a volte eccessivamente diversi. Per il Ticino, dopo le deroghe concesse, l’adesione risulta più vantaggiosa rispetto al rischio che certe normative possano esserci imposte in base al già citato articolo costituzionale. Invito quindi ad approvare, anche senza entusiasmo, il rapporto di maggioranza.

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