Francesco Cavalli

Durata della legislatura


2 giugno 2009, come relatore di maggioranza

Cui prodest? A cosa o a chi giova? Sin da quando la richiesta di allungamento della legislatura è stata avanzata con la mozione del collega Regazzi del dicembre 2004 mi sono chiesto il perché di questa proposta e devo dire che più ci ragiono, e meno ne vedo l’utilità per il paese e per i cittadini, tanto quelli che fanno politica, quanto quelli che se ne disinteressano. In altri termini i cittadini ticinesi non sono certo ossessionati dal fatto che le legislature debbano durare quattro o cinque anni. Una riforma che potrebbe entrare in considerazione nel nostro cantone solo qualora il prolungamento della durata delle cariche politiche da 4 a 5 anni fosse decisa a livello federale. Non il contrario. Ma Berna, giustamente, hanno ben altro cui pensare.
Il presunto pregio dell’allungamento della legislatura, secondo i sostenitori, sarebbe quello di una migliore governabilità, consentendo agli eletti di dedicare maggiore tempo alla soluzione dei problemi e alla realizzazione di progetti. Ora questo vantaggio è puramente declamatorio e tutto da dimostrare, e una dimostrazione la si potrebbe avere solo tra 4 o 5 lustri. Da una parte, il maggior tempo a disposizione potrebbe produrre anche un rallentamento del processo decisionale e a ripetuti rinvii di temi anche scottanti. D’altra parte la governabilità dipende in primo luogo dalle persone e qui mi riferisco ovviamente all’esecutivo. La storia recente ci insegna che ci sono stati governi efficienti che avrebbero potuto durare anche per più di 5 anni, ma anche esecutivi litigiosi per i quali anche 4 anni erano già troppi. Mi si dirà che c’è sempre la possibilità di revoca del Consiglio di Stato, che diventerebbe più praticabile con i 5 anni, ma allora i presunti vantaggi sarebbero del tutto vanificati.
Più la legislatura è lunga più aumenta la probabilità di elezioni anticipate, come dimostra la storia degli ultimi decenni in alcuni paesi europei con la legislatura di 5 anni come Italia e Gran Bretagna.

Secondo il rapporto di minoranza un anno di legislatura in più comporterebbe un risparmio non indifferente. Questione di punti di vista: si avrebbe un’elezione in meno ogni 20 anni ciò che corrisponde, come indica il rapporto, a meno di 50'000 franchi all’anno. Vale la pena modificare la costituzione per così poco? Anche il Consiglio di Stato nel messaggio ammette che l’importo è modesto.
Si è anche detto che anche i partiti potrebbero risparmiare qualcosa avendo una campagna elettorale ogni 5 anni anziché ogni 4. Mi si permetta di dubitarne.
Se un partito spende 100 per un’elezione quadriennale, per quella quinquennale potrà facilmente spendere 125 avendo risparmiato qualcosa di più. Ma i partiti sarebbero confrontati con alcune difficoltà dovute alla perdita della correlazione con le elezioni federali.

Ed è proprio sulla sovrapposizione dei due ritmi elettorali, cantonale e federale, che si riscontra una controindicazione molto concreta alla proposta dei 5 anni.
Avete visto le due tabelle a confronto.
Su questo argomento il messaggio governativo è silente, se non per un richiamo ai lavori commissionali del 1986 sulla revisione della Costituzione. Il rapporto di minoranza minimizza questo aspetto affermando tra l’altro che i due appuntamenti elettorali sono indipendenti in quanto uno si tiene in primavera e l’altro in autunno. Ma la questione è ben diversa.
Nella situazione attuale siamo in presenza di un ritmo quadriennale con l’anno elettorale che comprende i tre appuntamenti di primavera, autunno e primavera successiva e che dura, campagne elettorali comprese, una anno e qualche mese. È stato definito "annus horribilis", ma presenta anche il vantaggio che poi per quasi tre anni non ci sono elezioni. Questo grazie all’armonia tra i due ritmi elettorali.
Con i 5 anni per il cantone e i comuni e i 4 per la confederazione, la correlazione cade completamente e ci troviamo di fronte a una situazione che mi permetto di definire caotica.
Se la riforma costituzionale dovesse entrare in vigore nel 2011, osservando la seconda tabella si notano alcune conseguenze anomale:
- tra il 2015 e il 2023 ci sarebbero 7 anni elettorali su 9, mentre tra il 2024 e il 2030 solo 2 su 7;
- negli anni 2015-16-17 e 2021-22-23 si avrebbero tre anni elettorali consecutivi;
- in 20 anni nonostante due elezioni in meno (una cantonale e una comunale), gli anni senza elezioni diminuirebbero da 10 a 9!

Ammettiamo pure che al cittadino questo disordine non tolga il sonno. Ma certamente crea qualche difficoltà ai partiti che adesso, nei 3 anni senza elezioni possono inserire le proprie scadenze statutarie, i congressi ordinari, il rinnovo delle cariche interne, la riflessione sui programmi e sull’azione politica. Senza la correlazione delle scadenze elettorali e quindi con un ritmo irregolare è innegabile che i partiti incontrerebbero qualche problema, come se non ne avessero già a sufficienza.

In conclusione la maggioranza della Commissione Costituzione e diritti politici è del parere che gli effetti positivi della riforma proposta sulla governabilità siano teorici e tutti da dimostrare, mentre non mancano le controindicazioni. In particolare la perdita della correlazione con le elezioni federali è concreta e incontrovertibile.
Invito quindi a respingere la proposta di aumento del periodo di elezione degli organi politici cantonali e comunali, modifica fine a se stessa che servirebbe soltanto a complicare le cose semplici.

Risultato del voto sul rapporto di maggioranza (conferma 4 anni)
36 SI
48 NO
1 astenuto

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