Francesco Cavalli

Consuntivo 2008


23 giugno 2009

Intervengo sul capitolo educazione, in quanto, finalmente direi, si sta tornando a parlare di scuola. Una scuola che in modo esplicito o in altre forme lancia segnali di allarme dovuti alla continua erosione delle proprie risorse. Parlo della scuola pubblica, in primis quella dell’obbligo, perché per il settore universitario le risorse non mancano.
Certo che in questo dibattito, accanto a contributi molto interessanti, non mancano segnali preoccupanti, dal mio punto di vista. C’è chi vorrebbe le classi separate, chi torna a perorare le ambizioni delle scuole private, chi auspica l’inglese fin dalla scuola dell’infanzia, come se l’italiano fosse ormai lingua arcaica, chi (il PPD mi sembra) preconizza il ripristino della selezione precoce, ciò che significa un passo indietro di 30 anni.
Sulla grande riforma della scuola media, voluta per dare a tutti le stesse opportunità, non si torna indietro. Ma è chiaro che proprio in questo settore, se non si vogliono accumulare problemi, occorre investire e parecchio.
Come indica il rapporto di maggioranza, il Ticino è nettamente sotto la media intercantonale per le spese pro capite 2007 relative all’insegnamento: Fr 2'217 contro Fr 2'624, divario che aumenta ulteriormente considerando anche i Comuni.
Si dice che buona parte di questo divario sia dovuta agli stipendi, ma questa non è una gran giustificazione, semmai la conferma di quanto andiamo dicendo da tempo.
Studi come “la scuola che si ascolta” o “l’identità professionale del docente” sono di grande interesse e potrebbero essere meglio utilizzati; invece finiscono per essere dimenticati e non hanno uno sbocco concreto.
Qualche mese fa è stato presentato un appello per fermare la deriva della scuola pubblica in Ticino, un appello sottoscritto da sette associazioni scolastiche e sindacali (è una prima volta per un così ampio consenso) e sostenuto anche dalla Conferenza cantonale dei genitori. Un appello che presenta tre semplici richieste:

1. diminuzione del numero di allievi per classe
2. promozione dell’attrattiva della professione di docente: si chiede sempre di più e si riconosce sempre meno.
3. potenziamento e generalizzazione dei servizi scolastici quali il sostegno pedagogico, lo studio assistito, il doposcuola e la mensa.

Rivendicazioni semplici che hanno il difetto, per il DECS, di richiedere l’investimento di maggiori risorse nella formazione. E spesso vengono liquidate in quanto definite come sindacali, un termine troppo spesso usato con connotazione negative. Non si vuole comprendere che anche da parte sindacale possano arrivare indicazioni costruttive per il miglioramento della scuola.
Il consigliere di stato Gendotti, che si è affrettato a rispondere alle esternazioni del PPD (e condivido gran parte della risposta) non ha ancora preso posizione in modo esaustivo sull’appello, ma soltanto in modo generico in occasione di discorsi o interviste.
Non vorrei che Il DECS, puntasse tutto su HarmoS come sembra leggendo il paragrafo di apertura del rendiconto. Attenzione, il concordato lo si può realizzare bene, sfruttando i 6 anni a disposizione senza voler fare i primi della classe e senza cedimenti ad ambizioni elitarie, ma affrontando seriamente anche altre indicazioni contenute nel concordato come la realizzazione di mense, doposcuola ecc, sulle quali sembra non si voglia entrare in materia, lasciando credere che siamo già a posto, ma non è vero.
Ma lo si può anche realizzare male, uniformando troppo i programmi e i confronti, creando una improvvida competizione tra istituti. I sostenitori della scuola delle 3 I (inglese, informatica, impresa) molto influenti a nord delle Alpi, ma presenti anche a sud, sono sempre in agguato.

Anch’io ho qualche atto parlamentare inevaso:
una mozione per il potenziamento degli ispettorati delle scuole comunali e un’interrogazione del febbraio 2008 in merito al ricambio generazionale del corpo insegnante. Non mi sembra però che sia stata definita una precisa strategia. Si naviga a vista con formazione a tempo pieno, “en employ” e varie forme di supplenze. Esemplare è il corso per abilitare docenti di scuola elementare all’insegnamento della matematica nella scuola media su cui ho notizie discordanti e vorrei avere informazioni sugli ultimi sviluppi.

Concludo, relativamente al rendiconto, con un plauso. Nel 2008 è stata portata a termine la trattativa e licenziato il messaggio sul fondo per la formazione professionale, poi approvato dal parlamento in marzo. Ora tutti se ne vantano, come fosse una loro creatura, anche chi in un primo tempo l’aveva osteggiato, PLR e PPD in testa. Dimenticano che se questi fondi ci sono è perché c’è stata un’iniziativa del PS.

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