Francesco Cavalli

Iniziativa parlamentare Nenad Stojanovic
"Diritto di voto a sedici anni"


20 ottobre 2009, come relatore di minoranza

Intervengo come relatore di minoranza. Questo rapporto è però stato per qualche giorno di maggioranza, poi è diventato di minoranza e ora dopo la dichiarazione del collega Jacques Ducry siamo 8 a 8.

Ho iniziato a votare nel 1964 a 20 anni e ho poi votato più volte SI per il voto alle donne fino alla conclusione positiva nel 71, in seguito ho votato più volte SI per il voto ai diciottenni e sono pronto a farlo per sostenere il voto a partire dai sedici anni.
Nella conclusione del rapporto di minoranza proponiamo l’accettazione di questa iniziativa parlamentare anche per dare al popolo la possibilità di esprimersi, cosa che non è possibile se l’iniziativa viene respinta dal parlamento.
Dell’abbassamento a 16 anni dell’età per esercitare il diritto di voto si è già dibattuto in 12 cantoni e in tre casi si è giunti al voto popolare con risultato negativo a Uri e Basilea Città e positivo a Glarona con la decisione della Landsgemeinde il 6 maggio 2007. Nel canton Berna, dopo la decisione del Gran Consiglio dello scorso giugno, si voterà il prossimo 29 novembre.

A proposito di voto popolare, voglio ricordare che poco più di 4 mesi or sono, il 2 giugno scorso, quando abbiamo discusso della durata della legislatura di 4 o 5 anni, non pochi tra voi hanno usato proprio questa argomentazione “decida il popolo” a sostegno del SI ai 5 anni. E allora colleghe e colleghi dimostrate in questa occasione un po’ di coerenza!

Ma chiaramente il dibattito sull’opportunità o meno della concessione del diritto di voto ai sedicenni si concentra essenzialmente sull’interrogativo *Sono maturi”? Ora sia ben chiaro che questa maturità è un valore che non è in alcun modo misurabile, e ciò per diversi motivi:

Non si diventa maturi e capaci di discernere da un giorno all’altro;
C’è chi, per ragioni personali, ma anche socioculturali, ci arriva prima, chi dopo;
Il grado di capacità di poter decidere in modo autonomo su importanti temi politici aumenta certamente con l’età, ma, mi sia permesso, può anche decrescere ma ciò non può intaccare i diritti civici.
Gli oppositori, però affiancano a questo argomento un altro, ossia che il diritto che si vuole concedere è parziale, in quanto applicabile solo a livello cantonale e comunale e non federale e soprattutto perché limitato al voto attivo escludendo quello passivo, cioè il diritto di eleggibilità.

Ma signori per favore siate un po’ più coerenti: se non sono maturi perché ritenete che la riforma proposta sia insufficiente? Per noi invece, questa soluzione, che è anche quella proposta in altri cantoni, è ragionevole e non comporta controindicazioni particolari. Quanto alla discrepanza tra il diritto federale e quello cantonale, devo ricordare che non sarebbe una novità: per citare solo un esempio il voto alle donne è stato introdotto in Ticino nel 1969 e ieri abbiamo celebrato il 400, due anni prima che nella Confederazione.
E poi è pur sempre meglio un diritto parziale che nessun diritto. E va ricordato che l’anticamera dura due anni, un’attesa tutto sommato breve.

Dalla mia esperienza di docente liceale i sedicenni e diciassettenni sono in grado di decidere su come o per chi votare essendo sufficientemente informati dalla scuola (non dimentichiamo che è stato istituito nelle SM un corso di educazione alla cittadinanza che andrebbe semmai rafforzato) ma anche dagli organi d’informazione, dalla rete informatica e, ovviamente dalla famiglia. E sono anche interessati a numerosi temi caldi come l’ambiente, l’energia, la formazione, le politiche giovanili, il sostegno all’occupazione, la solidarietà verso i meno favoriti.
Sono già stati citati diversi ambiti nei quali i sedicenni sono parificati agli adulti. Ne aggiungo un altro e cioè il diritto alla scelta delle cure. Vi sembra poco?

Si afferma inoltre che gli stessi giovani non siano entusiasti sostenitori della possibilità di votare a 16 anni. Vero in parte; in effetti sono divisi più o meno a metà, come risulta da un sondaggio Isopublic a livello federale che dà un risultato di 55 a 45 per il no, quindi non inequivocabile. Ho invece potuto notare, in occasione di due incontri che è tendenzialmente contrario chi il voto lo ha già, mentre chi non ha ancora il diritto è piuttosto favorevole.

Al momento di abbassare l’età per esercitare i diritti politici a 18 anni, alcuni oppositori avevano agitato lo spauracchio secondo cui i giovani avrebbero sostenuto soprattutto posizioni estremiste. Ebbene non è successo niente. E niente succederà con i circa 5200 nuovi elettori che andrebbero ad aggiungersi ai circa 210'000 attuali.

C’è anche chi paventa, senza la minima prova, che questi giovani non sono molto interessati al diritto di voto ed andrebbero a infoltire il popolo degli astensionisti. A parte il fatto che il diritto di voto comporta anche quello di non votare, i dati statistici sul comportamento elettorale dimostrano che la fascia di età tra i 18 e i 20 anni partecipa alle votazioni con un tasso vicino alla media generale e superiore a quello della fascia tra i 20 e i 30. A livello svizzero i giovani tra i 18 e i 24 anni partecipano nella misura del 35%, un tasso leggermente superiore a quello registrato nella fascia tra i 25 e i 35 anni.

Insomma concedere questo diritto è prima di tutto un progresso della democrazia e non comporta nessun rischio. Concludo quindi, come avevo iniziato: facciamo in modo che sia il popolo a decidere democraticamente.

Testo dell'iniziativa


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