Francesco Cavalli

Iniziativa Bignasca-Quadri
“Concessione dell’attinenza comunale sempre con voto segreto”


18 ottobre 2010

Uno degli aspetti meno edificanti di questa legislatura è stato, a mio modo di vedere, l’accanimento mostrato dalla destra verso le procedure di naturalizzazione e i vari tentativi, in parte anche riusciti di inasprire le condizioni per ottenere la cittadinanza svizzera. L’iniziativa Bignasca-Quadri si inserisce chiaramente in questo filone.
Se nella scorsa legislatura non si sono verificate particolari dibattiti in aula alla trattanda naturalizzazioni, in questa, già dalla seduta del 25 giugno 2007, i deputati della Lega hanno dato il via a un attacco nei confronti di quei Comuni che a loro avviso non sarebbero abbastanza pignoli nell’esaminare le domande di naturalizzazione.
Poi abbiamo vissuto altri episodi, come la fuga dei verbali della commissione delle petizioni nel febbraio 2008, operazione che tendeva ovviamente a gettare cattiva luce sul lavoro commissionale. Ma come spesso succede in queste occasioni dovremo accettare il fatto che questi verbali sono fuggiti da soli, senza complici.
Nello stesso periodo, sul piano federale, c’è stata anche l’iniziativa UDC per naturalizzazioni cosiddette democratiche che voleva reintrodurre la possibilità di sottoporre le naturalizzazioni al voto popolare. Tutti ricorderete i cartelloni con le mani che si allungano a ghermire o rubare i passaporti rossi. Poi il popolo svizzero, il 1 giugno 2008, ha respinto chiaramente l’iniziativa con il 63.75% di NO. Proprio il giorno dopo, il 2 giugno, Bignasca e Quadri hanno presentato l’iniziativa in discussione oggi per imporre il voto segreto per la concessione dell’attinenza comunale.

Questo sistema, stando a una risposta del Consiglio di Stato a una mia interrogazione, è adottato in 19 comuni che ne hanno fatto uso un centinaio di volte in tre anni, dal 2006 al 2008. Per uniformare le procedure sarebbe quindi molto più semplice abolire del tutto il voto segreto, ma di questo parlerò dopo.
Ma perché vogliono il voto segreto? Sostanzialmente perché, secondo loro, i consiglieri comunali potrebbero essere esposti a ricatti e rappresaglie da parte dei candidati respinti. Una triste motivazione la definisce molto bene il rapporto di maggioranza, una motivazione che presenta un ritratto pregiudizialmente negativo del richiedente. È la cultura del sospetto verso il diverso. Sospettare che lo straniero a cui si è detto di NO sia un potenziale autore di rappresaglie è un aspetto della xenofobia ormai troppo diffusa e propagandata.
Ma senza arrivare a questi estremi, il diritto alla naturalizzazione viene messo in discussione per motivi del tutto estranei a quanto previsto dalle leggi federali e cantonali. In commissione, spesso solo per allungare i tempi perché si sa che il richiedente ha le carte in regola, si accampano persino argomenti quali il fatto di essere disoccupato o invalido, vecchie infrazioni al codice della strada, o debiti nei confronti di aziende telefoniche.
Il problema sta nel fatto che il voto segreto è un voto politico, non necessariamente motivato; ci può essere chi dice sempre si per principio, chi dice sempre no pure per principio o chi ad esempio dice si o no a seconda della nazionalità del richiedente, come successo ad Emmen.
A seguito di queste vicende, il TF ha sentenziato, tra l’altro, che la naturalizzazione non può costituire un atto politico che non necessita di una pertinente motivazione.
Secondo il Tribunale federale, alle parti di una procedura di naturalizzazione spettano tutte le garanzie procedurali previste per le procedure giudiziarie e amministrative. E il rapporto di maggioranza aggiunge molto opportunamente che queste sentenze lasciano intravedere che il voto segreto in materia di naturalizzazioni è destinato a sparire,

Dal 2008, nelle leggi federale e cantonale è stato inserito il principio secondo cui il rifiuto va motivato. E ciò piaccia o meno è poco o nulla compatibile con il voto segreto. Ed è già successo in qualche comune che, dopo un voto negativo non motivato, la procedura ha dovuto essere rifatta.
Quindi semmai ci dobbiamo chiedere se il voto segreto adottato in alcuni comuni sia compatibile con il rispetto dei diritti dei candidati a conoscere i motivi di un rifiuto, motivi da poi far valere in sede di ricorso. Se c’è da modificare qualcosa, sarebbe molto più democratico e coerente uniformare la procedura nel senso opposto a quanto richiede l’iniziativa, cioè eliminando il voto segreto. Per questo non metterei l’autonomia comunale – tanto cara alla lega in altri frangenti – tra le motivazioni per opporsi all’iniziativa.
Per noi bisogna andare oltre. Abbiamo presentato il 22 giugno 2009 un’iniziativa parlamentare con cui si propone che la competenza in materia di concessione della cittadinanza venga affidata unicamente agli esecutivi e non più ai legislativi. Si avrebbe così una procedura amministrativa sempre corretta, meno sottoposta a vincoli ideologici e più rispettosa dei singoli casi e, in definitiva, più giusta. Del resto in una buona metà dei Cantoni e in molti comuni la concessione della cittadinanza cantonale è già di pertinenza dell’esecutivo.
In attesa dell’esame parlamentare di questa nostra iniziativa, porto l’adesione del gruppo socialista al rapporto di maggioranza di cui è relatore il collega Calastri, che respinge seccamente l’iniziativa dei deputati Bignasca e Quadri.

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