Francesco Cavalli

Preventivo 2011 (Istituzioni)


14 dicembre 2010

Intervengo brevemente per toccare il tema aggregazioni. Non parlerò delle Terre di Pedemonte su cui, in attesa della risposta del CdS alla mia interrogazione, sono sempre più pessimista.
Credo si possa dire che la politica delle aggregazioni ha perso il suo slancio iniziale, avviato con lo studio “Il cantone e i suoi comuni” dell’ormai lontano 1998.
Nel 2010 è stata portata a termine unicamente l’aggregazione di Monteceneri quale soluzione di ripiego a un progetto più coerente purtroppo fallito.
Ma anche nel 2009 era stata votata dal Gran Consiglio, se ben ricordo, solo l’aggregazione di Centovalli.
La commissione speciale per le aggregazioni, si è riunita 4 volte nel 2009 e altrettante quest’anno. È una chiara prova che il cantiere aggregazioni sta attraversando una fase di stallo.
Ci sono ad esempio ancora 15 comuni con meno di 100 abitanti e un’altra trentina che non raggiungono i 500, tutti, salvo poche eccezioni, in difficoltà. Che cosa si intende fare per ridurre in tempi brevi il numero di questi comuni? Il credito quadro di 120 milioni ad essi destinato nel 2007 è inutilizzato per oltre la metà.
Mi si dirà che ci sono in cantiere una quindicina di progetti, ma se escludiamo il Locarnese, in buona parte, sono aggregazioni tra due o tre comuni, spesso, ma forse è una mia impressione, avulse da un disegno ad ampio respiro. Ad esempio, senza voler offendere nessuno, Bioggio e Manno pur essendo confinanti hanno avviato progetti paralleli con una coerenza territoriale perlomeno dubbia. Perché non assieme? Mistero. Ma si sa che Manno e Bioggio si crogiolano con moltiplicatori attorno al 60% e allora non bisogna interferire, e magari riceveranno anche un premio. E potrei fare altri esempi analoghi.

Le aggregazioni languono mentre il balletto dei moltiplicatori continua allegramente. Non passa quasi giorno senza che un municipio annunci trionfalmente la diminuzione di qualche punto del moltiplicatore. Sono veri e propri sgravi fiscali a favore dei più abbienti e delle persone giuridiche. Tanto è vero, mi si permetta l’inciso, che i comuni più opulenti sono generalmente quelli che applicano le tasse di naturalizzazioni più elevate. E i richiedenti in genere non sono i più benestanti.
Il fossato tra comuni ricchi e comuni poveri si allarga e la politica delle aggregazioni ne soffre. Si programmano le aggregazioni in funzione del moltiplicatore, troppo poco in termini di servizi efficienti e ancora meno di solidarietà.
Una situazione che si vive anche negli agglomerati urbani, nel Locarnese e soprattutto nel Bellinzonese dove la disparità di risorse finanziarie, unita all’attaccamento al potere locale da parte delle cerchie dominanti, ostacola l’avanzamento dei processi aggregativi. E così tutti o quasi si tirano da parte.
Bisognerebbe invece porre un freno a questa corsa al ribasso delle imposte comunali che serve solo ai ricchi. Ma certo chiedere di porre un limite inferiore (al 70 o 75%) susciterebbe proteste indignate del centro destra e dei notabili locali. Altrettanto dicasi per la nostra proposta di centralizzare le imposte comunali per le persone giuridiche sulla base di un moltiplicatore cantonale unico.
Nel 2011 si tornerà a parlare di tutto ciò nell’ambito della revisione della legge aggregazioni. Noi abbiamo sempre sostenuto le aggregazioni e continueremo a sostenerle, e attendiamo con curiosità il piano cantonale. Siamo a quota 157 ma occorre fare un nuovo passo decisivo con l’obiettivo di arrivare a poche decine di comuni o anche meno.

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