Francesco Cavalli

Mozione Duca Widmer:
“Controllo della qualità della maturità professionale”


15 dicembre 2010

Porto l’adesione del gruppo PS al rapporto del collega Carlo Lepori che, unitamente al messaggio 6271, analizza in modo esauriente la situazione della MP a circa 15 anni dalla sua introduzione.
La MP offre ai giovani che non seguono la via liceale, per scelta o perché non credono di averne i requisiti, un percorso formativo alternativo che consente l’accesso alla formazione superiore nelle SUP. Ma è ancora un’istituzione giovane che necessita di essere rafforzata attraverso verifiche e studi nel senso richiesto dalla mozione e sostanzialmente ripreso nel rapporto.
Studi che in parte già sono stati fatti: quello di Manuela Nicoli e Adriano Ballarini, “La maturità professionale in Ticino dal 1994 al 2001” e quello di Gianni Ghisla “La MP nel contesto del secondario II in Ticino” che costituisce un capitolo del libro “Lavoro e formazione professionale: nuove sfide” presentato nel 2009.
Uno dei temi affrontati riguarda la qualità della formazione. Come in ogni altro indirizzo formativo anche i curricoli che portano alla MP dovrebbero tener conto dei tre aspetti che caratterizzano la formazione:
- le conoscenze o il sapere o, se preferite, la cultura generale
- le capacità, o il saper fare dove si situano le competenze tecniche e linguistiche
- gli atteggiamenti comportamentali, o il saper essere. In altri termini la formazione delle cittadine e dei cittadini ai valori della democrazia, della giustizia e della tolleranza.

Purtroppo il tempo a disposizione è assolutamente insufficiente. Per la MP sono a disposizione da 1440 a 2000 ore di lezione distribuite su 3 - 4 anni, che non reggono il confronto con le 1400 ore annuali per 4 anni dei curricoli liceali.
Conseguenza quasi inevitabile è che il secondo obiettivo - le capacità misurabili - abbia il sopravvento sugli altri due. Del resto anche lo studio PISA, dove gli allievi svizzeri ottengono buoni risultati – e ne siamo tutti contenti – analizza sostanzialmente solo il savoir faire, non potendo misurare il resto.
Per tornare alla MP e alla cultura generale, la nuova ordinanza sulla MP prevedeva il declassamento della storia da materia principale a secondaria, senza esame. Il Consiglio di Stato, in risposta a una mia interrogazione aveva garantito il proprio impegno per evitare questa infelice operazione. Non so quale sia stata la conclusione. Forse il Consigliere di Stato mi può aggiornare.
Dalla relazione di Ghisla, relativa a un’indagine del 2004, risulta pure un divario sensibile tra gli studenti di MP e ML più o meno in tutti i campi, ma specialmente per quanto riguarda la cultura generale. Si tratta di differenze ampiamente spiegabili come già detto dalla disparità delle ore lezione.
Il confronto tra MP e ML deve allora far riflettere su eventuali problemi connessi con la contemporanea presenza delle due maturità in quasi tutti i dipartimenti della SUPSI.
Come si evince dal rapporto, senza contare i diplomi esteri, gli iscritti alla SUPSI con ML sono il 32% a fronte del 50% con MP, quote non distanti dalla media svizzera. Va precisato che la percentuale di maturità liceali varia parecchio tra i dipartimenti, dal 95% del DFA che esige la ML al 15% del DTI.
La presenza contemporanea di una componente significativa di ML è una realtà che si sta affermando sempre più e che si spiega in vari modi: un elevato tasso di licealizzazione (30%) una riflessione più consapevole durante gli studi liceali o più raramente un ripiego conseguente a una non riuscita di studi universitari.
Ciò non deve far dimenticare che la MP è, salvo eccezioni, la via maestra per accedere alle SUP. E queste devono tenerne conto, evitando di alzare l’asticella a misura delle ML.

D’altro canto la MP dovrà migliorare il proprio livello nelle competenze tecniche e linguistiche certo, ma anche nella cultura generale. Il numero delle ore d’insegnamento non deve essere immutabile.

Quando si deve passare da un grado scolastico al successivo, a qualunque livello, sorge sempre lo stesso interrogativo: è la scuola che precede che deve adattarsi alle esigenze di quella che segue oppure è quest’ultima che dovrebbe essere impostata per partire dai livelli raggiunti dalla precedente? Tra queste due esigenze il compromesso, purtroppo e lo so per esperienza, non è facile.
Ma il discorso potrebbe essere molto lungo e mi fermo qui invitando ad approvare il rapporto della commissione scolastica.

Messaggio del CdS e rapporto


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