Francesco Cavalli

Revisione della legge sulle aggregazioni dei comuni


16 marzo 2011

La revisione della legge sulle aggregazioni del 2003 ha come evidente obiettivo quello di rilanciare questo processo che da qualche tempo dà segni di stanchezza. Una revisione che non è una rivoluzione copernicana, ma una serie di opportuni aggiustamenti, il più importante dei quali è il piano cantonale delle aggregazioni. Uno strumento necessario che dovrà servire anche da acceleratore per i processi aggregativi non ancora partiti o solo in fase embrionale, negli agglomerati urbani come nelle zone periferiche. Uno strumento tanto importante da giustificare il fatto che sia sottoposto al Gran Consiglio per approvazione e non solo per esame, contrariamente a quanto proposto dal Consiglio di Stato. Accolgo quindi favorevolmente la modifica proposta dalla maggioranza commissionale. Non entro nel merito delle altre modifiche sostanzialmente condivise da tutti.

Prima di affrontare la controversa modifica dell’art. 2 della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale, mi permetto qualche considerazione. Durante la sessione dello scorso dicembre, intervenendo sul preventivo 2011, avevo affermato che: “Le aggregazioni languono mentre il balletto dei moltiplicatori continua allegramente”. Infatti le disparità tra i moltiplicatori adottati in comuni anche contigui invece di diminuire aumentano, determinando così un ulteriore ostacolo per l’avvio di un progetto aggregativo o un freno per progetti già in corso. Una riduzione del moltiplicatore, magari limitata a uno o due anni può infatti essere decisivo per il fallimento di un’aggregazione o quantomeno per il risultato di una votazione consultiva. Gli esempi non mancano: ricordo soltanto San Nazzaro, Mezzovico, come pure il caso che meglio conosco in quanto vicino a casa mia cioè Tegna. Il municipio di questo comune che ormai rappresenta solo se stesso dopo l’uscita del PPD e del PS, ha appena licenziato il consuntivo 2007, ma ha pure provveduto a ridurre il moltiplicatore proprio in vista di una seconda votazione consultiva, esattamente come accadde nel 2002. E a proposito signor Consigliere di Stato, sarà mantenuta la promessa di indire la votazione consultiva in giugno?
Simili giochetti con il moltiplicatore d’imposta comunale sono veri e propri sgravi fiscali a favore dei più abbienti e delle persone giuridiche. Purtroppo il richiamo di queste sirene viene ascoltato non solo da chi ci guadagna biglietti da mille, ma anche dalla maggioranza che con lo sgravio risparmia pochi franchi.
Così il fossato tra comuni ricchi e comuni poveri si allarga e la politica delle aggregazioni ne soffre. Le aggregazioni non vanno programmate in funzione di eventuali privilegi finanziari o fiscali ma in termini di servizi efficienti, con l’obiettivo di ridurre al minimo le disparità regionali e consentire ai cittadini di poter disporre di servizi di qualità equivalente su tutto il territorio cantonale.
Anche i recenti episodi che hanno visto una levata di scudi di Lugano e Mendrisio che si sono sentiti penalizzati dall’intenzione annunciata dal Consiglio di Stato di privilegiare finanziariamente le aggregazioni Sopraceneri. A mio avviso l’esecutivo ha fatto benissimo, non tanto per questioni di campanile, ma perché ci mancherebbe altro che il Consiglio di Stato sostenesse il mantenimento di moltiplicatori inferiori alla media cantonale. La risposta “allora non facciamo niente” se non è un ricatto poco ci manca. Ma Mendrisio e Lugano non sono soli: anche in qualche piccola realtà locale del Sopraceneri l’aggregazione entra in linea di conto solo a condizione di ricevere parecchi milioni dal Cantone.

Con la modifica dell’art. 2 della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale ci si propone di penalizzare quei comuni recalcitranti nei confronti di un processo di aggregazione attraverso una sospensione del contributo di livellamento. Nonostante sia stata addolcita dopo due consultazioni la misura è osteggiata da parecchi comuni, in particolare del Bellinzonese e del Locarnese. Noi avremmo preferito la prima versione, un po’ più incisiva e inoltre avevamo proposto di estendere la penalizzazione anche a comuni paganti e quindi in ottime condizioni finanziarie (penso ad alcuni comuni della cintura locarnese) che rifiutano l’aggregazione con comuni vicini e meno fortunati. Proposta che non ha avuto seguito. Comunque questa novità è un segnale che diamo al paese della volontà di questo parlamento di dare nuovo slancio ai processi di aggregazione e impedire che gli egoismi locali e campanilistici frenino il tutto.

Secondo noi del partito socialista si dovrebbe andare oltre questi correttivi. Si potrebbe ad esempio discutere seriamente una nostra vecchia proposta tendente alla percezione centralizzata delle imposte comunali per le persone giuridiche sulla base di un moltiplicatore cantonale unico e la ridistribuzione dei proventi in parte ai Comuni sede e in parte al Fondo di livellamento della potenzialità fiscale previsto dalla Legge sulla perequazione intercomunale.
Si porrebbe così un freno all’insana concorrenza fiscale che finisce sempre per favorire chi sta già meglio e si toglierebbe qualche ostacolo alle aggregazioni. In conclusione la revisione della legge va bene, ma la strada per superare certi egoismi locali è ancora lunga.

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