Francesco Cavalli

Non indebolire le scuole comunali


LaRegione, GdP 14 novembre 2003

Mercoledì 12 novembre 2003 sarà ricordato come un giorno di protesta e di sciopero nelle scuole ticinesi. Alle varie manifestazioni, indette per protestare contro le misure di risparmio (o meglio i tagli alla spesa pubblica nei settori più delicati della formazione e della socialità) proposte nel preventivo 2004 dello Stato, ha aderito la maggior parte degli istituti scolastici di ogni ordine.
Particolarmente significativa è stata la partecipazione degli istituti comunali toccati pure loro, sia pure con modalità diverse, da questa continua erosione di risorse destinate alla scuola pubblica. I docenti comunali hanno così voluto esprimere solidarietà ai colleghi delle scuole cantonali, penalizzati pesantemente con l'aumento di un'ora dell'onere lavorativo settimanale, e nel contempo denunciare la riduzione dei contributi cantonali alle scuole elementari e dell'infanzia.
Oltre alla soppressione del servizio di cure dentarie (provvedimento che colpisce in modo particolare le famiglie meno abbienti) e della ginnastica correttiva, è il taglio del 10% del sussidio cantonale per gli stipendi dei docenti a preoccupare maggiormente. Esso potrà magari anche essere indolore per i pochi comuni ricchi, mentre nei comuni con disponibilità finanziarie limitate potrebbe comportare conseguenze non indifferenti sulla qualità della scuola. Mi spiego con un semplice esempio. Quasi tutti i comuni dispongono, da soli o tramite consorzi, di una sede di scuola dell'infanzia, ma non tutti sono in grado di garantire la frequenza a tutti i bambini dai tre ai cinque anni per cui la scolarizzazione dei più piccoli risulta molto ridotta. Per superare questa lacuna si rende necessario l'istituzione di nuove sezioni con ingenti costi aggiuntivi per infrastrutture e docenti. Con la riduzione dei sussidi saranno parecchi i municipi e i consigli comunali a dover accantonare progetti di ampliamento della propria scuola dell'infanzia.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto per altri servizi scolastici per i quali il comune ha competenze decisionali: docenti di materie speciali, docenti di appoggio, mense e doposcuola. Non dimentichiamo che, negli scorsi anni, il sussidio cantonale è già stato decurtato a più riprese; in particolare non sono più sussidiati gli stipendi dei docenti speciali e le supplenze. Dato che le spese per le supplenze, in un istituto scolastico con pochi docenti, non possono essere preventivate, ciò ha obbligato parecchi comuni a contrarre onerose polizze assicurative. A tutto ciò vanno aggiunti altri trasferimenti di oneri dal Cantone ai Comuni, nei settori delle case per anziani e dell'assistenza, che unitamente agli effetti degli sgravi fiscali, penalizzeranno soprattutto i comuni meno favoriti.
In conclusione, i comuni dovrebbero riflettere seriamente e far sentire chiaramente la loro voce su questi tagli proposti nel preventivo 2004 e adottare le misure adeguate per marcare la loro opposizione.


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