Francesco Cavalli

Il “pacchettone” e la scuola delle “3 I”


LaRegione, Area, 21 ottobre 2005

Le 30 proposte formulate con un atto parlamentare da un gruppo di deputati del PLR (primo firmatario il capogruppo Mauro Dell’Ambrogio), il cosiddetto “pacchettone”, fanno impallidire le 66 misure che, sul finire dell’estate, aveva avanzato l’UDC. In questa corsa a chi taglia di più, i liberali hanno chiaramente sorpassato il partito che viene generalmente considerato come rappresentante della destra pura e dura, con tagli lineari generalizzati del 5% a breve termine e del 10%, e anche oltre, a medio termine.
È pur vero che, a differenza dell’UDC, ammettono che bisognerebbe intervenire anche sulle entrate fiscali, ma lo fanno in modo sfumato e non certo simmetrico.
Non è mia intenzione esaminare in questa sede tutte le misure proposte, ma è certo che esse non tengono in nessun conto quelli che sono i bisogni della popolazione, dei ceti meno favoriti, degli anziani, degli invalidi, dei disoccupati, dei nuovi poveri.
E a pagare il conto dovrebbero essere soprattutto i dipendenti pubblici e i docenti, già penalizzati da una lunga sequela di misure di risparmio decretate da governo e parlamento negli scorsi anni.
Per le scuole cantonali si propongono, tra l’altro, una drastica diminuzione degli stipendi, l’aumento del numero di allievi per classe e il taglio di un anno alla formazione liceale, che diventerebbe così più selettiva, con buona pace per la democratizzazione degli studi e delle pari opportunità di formazione per tutti i diversi ceti sociali. Eppure tutti questi provvedimenti erano stati esclusi dal Direttore PLR del DECS Gabriele Gendotti in occasione dei dibattiti sul preventivo del 2004.
Ma c’è un passaggio che mi ha fatto sobbalzare: “… la diminuita importanza della formazione scientifica di base …”. Sarebbe questa una delle principali motivazioni a sostegno dello smantellamento del nostro sistema scolastico. Complimenti Signori! Proprio in quest’epoca di grandi e rapidi mutamenti dove la formazione di base, scientifica come umanistica, deve poter garantire a tutti di poter poi seguire le sempre più specifiche e mutevoli formazioni specialistiche, si vuole buttare alle ortiche quanto di buono la nostra scuola pubblica ha saputo costruire negli scorsi decenni.
Ebbene a formulare queste proposte provocatorie (ma sono davvero solo provocatorie?) è il direttore della nostra Scuola Universitaria Professionale, che dovrebbe avere a cuore la formazione di base, affiancato da cinque colleghi generalmente considerati come sostenitori della qualità della nostra scuola. Invece gli autori dell’atto parlamentare mi sembrano più attratti dal concetto della scuola delle “3 I” (Inglese, Informatica, Impresa) tanto caro a Berlusconi e Moratti, dove la cultura di base è soltanto un pesante fardello di spesa per una scuola che vuole formare manager da una parte e manodopera a basso costo dall’altra. È questo che desiderano gli influenti deputati del PLR?

Per rispondere a queste provocazioni è necessaria una ferma risposta e l’occasione ci è offerta dal referendum “SOS Sanità, Socialità e Scuola” che si oppone al decreto legislativo approvato dal Gran Consiglio l’11 ottobre scorso che farà mancare 40 milioni di franchi ai servizi sociosanitari, alle scuole comunali e al settore universitario nel 2006-2007, e aprirà la strada a ulteriori tagli negli anni successivi. Un massiccio sostegno a questo referendum è più che mai necessario per bloccare sul nascere i pericolosi attacchi al servizio pubblico e al personale che vi lavora, contenuti nel “pacchettone”.


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