Francesco Cavalli

La Scuola Teatro Dimitri e l’ingegneria


LaRegione, CdT 15 aprile 2006

Lo scorso 21 marzo il Gran Consiglio ha accolto l’affiliazione della Scuola Teatro Dimitri di Verscio alla Scuola Universitaria della Svizzera Italiana (SUPSI). Un passo istituzionale che segue il riconoscimento del livello universitario della scuola, rilasciato nel giugno 2004 dalla conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione.
Gli interventi dei deputati di tutti i gruppi hanno evidenziato come la Scuola Teatro Dimitri, fondata 30 anni fa a Verscio, abbia acquisito un indubbio prestigio nel campo del teatro burlesco, della pantomima e delle varie forme espressive legate al movimento.
Unica voce fuori dal coro quella del deputato leghista Lorenzo Quadri il quale, con toni che mi sono sembrati più spregiativi che ironici, ha definito i diplomati della Scuola Teatro Dimitri con il termine di “ingegneri in pagliacceria”. Ridicolo è poi il voler paragonare la clowneria con le “veline” o “letterine”; vorrei ricordare che grazie al teatro burlesco e alla commedia dell’arte Dario Fo è stato insignito del premio Nobel; ma probabilmente Dario Fo a Quadri non piace, come sicuramente non apprezza gli interventi umanitari di Dimitri a sostegno dei rifugiati e dei diseredati.
Non sarei ritornato sul tema se Quadri non avesse rincarato la dose dalle colonne del Mattino di domenica 26 marzo. Nel suo scritto va a ripescare il caso Hirschhorn per ribadire la teoria, cara alla destra, secondo cui, se un artista rivendica la libertà di espressione, non dovrebbe cercare aiuti dall’ente pubblico. Discorsi che abbiamo già più volte sentito a proposito del Festival di Locarno. Poi, naturalmente, il deputato leghista si erge a paladino della socialità, quasi fosse lui solo, richiamando i tagli sul personale di pulizia (mentre quelli sui docenti gli stanno bene!) e sul servizio dentario scolastico. Ma dimentica, o meglio finge di dimenticare, che tutto ciò è stato causato da chi ha voluto svuotare le casse dello Stato con i ripetuti sgravi fiscali. Senza queste follie liberistiche a favore dei grossi redditi, ci sarebbero ancora sufficienti mezzi finanziari per i servizi sociali, per migliorare la situazione salariale delle classi meno favorite, per i sussidi, e anche per la cultura, Teatro Dimitri compreso.
Su una cosa però Quadri tace nel modo più assoluto. Nella stessa seduta del Gran Consiglio è stata pure ratificata l’affiliazione alla SUPSI del Conservatorio della Svizzera Italiana che anch’io ho approvato. Ebbene durante il dibattito non ho sentito alcuna ironia in merito al tipo di ingegneria che dovrebbe qualificare i diplomati del conservatorio. Sarà perché i concertisti propongono, elegantemente vestiti, musica classica e non cultura più o meno alternativa, oppure perché il conservatorio sta di casa a Lugano e non in uno sperduto villaggio del Sopraceneri?


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