Francesco Cavalli

Un cantone ricco...con stipendi miseri


I diritti del lavoro 25 gennaio 2007

Da una parte ci dicono che il Ticino è tra i cantoni più ricchi della Svizzera, dall’altra ci segnalano che per gli stipendi del pubblico impiego siamo all’ultimo posto.
La prima notizia è in relazione con la nuova perequazione intercantonale che ci mette sorprendentemente ai primi posti, nonostante che i fatti dicano esattamente il contrario, stando ad esempio ai tassi di disoccupazione, alla quota di poveri e bisognosi di assistenza, ai redditi di alcune categorie e al peso degli oneri previdenziali come i premi di cassa malati.
Se il meccanismo di calcolo non verrà corretto il nostro cantone, invece di ricevere 70 milioni, come si prospettava, dovrà versare la bella cifra di 27 milioni al fondo di perequazione.
La seconda notizia pubblicata dall’Ufficio Federale di Statistica, a proposito degli stipendi nella pubblica amministrazione, conferma, quanto già si sapeva da tempo. Tanto nell’amministrazione quanto nella scuola post-obbligatoria il Ticino si trova desolatamente all’ultimo posto. Nell’amministrazione, con un valore mediano di 6429 franchi, gli stipendi dei ticinesi sono inferiori di circa 2200 franchi rispetto a quelli al vertice (Zugo) ma pure di 710 rispetto al dato globale. Per quanto riguarda il settore della formazione post-obbligatoria il valore mediano è di 8410 franchi per il Ticino, inferiore di 3500 franchi rispetto a Zugo e di 1500 nei confronti della media svizzera.
Sappiamo pure che la situazione non è migliore negli altri ordini di scuola (scuola dell’infanzia, elementare, media, professionale).
Contrariamente a quelli sulla perequazione, questi sono dati incontrovertibili, anche se è probabile che qualche alto funzionario cercherà di arrampicare sui vetri per relativizzarli.

Esiste una relazione tra le due situazioni? Con una facile battuta si potrebbe dire che lo Stato del cantone Ticino si arricchisce mantenendo al livello più basso possibile gli stipendi dei suoi dipendenti. Sarà forse un’affermazione semplicistica ma contiene un fondo di verità. La politica fiscale voluta dalla signora Masoni e avvallata dalla maggioranza di centro-destra fa apparire il Ticino più benestante di quanto lo sia realmente ed ha, nel contempo, generato tutta una serie di tagli alla spesa pubblica che ha penalizzato, oltre ai vari servizi sociali, anche i dipendenti della pubblica amministrazione.
Dopo l’ultima revisione della scala degli stipendi che risale a quasi 20 anni fa (1988) gli impiegati dello stato e i docenti hanno dovuto accettare o subire parecchi peggioramenti: compensazione parziale del rincaro, scatti di anzianità rinviati, ora in più per i docenti cantonali e stipendio iniziale di due classi inferiore a quello previsto. Quest’ultima misura (art. 7 cpv. 3 della Legge stipendi) che è di competenza del Consiglio di Stato, risulta particolarmente penalizzante per i giovani al primo impiego, se si considera anche il fatto che spesso si tratta di incarichi a tempo parziale.
Per esemplificare le due classi in meno corrispondono a 7218 franchi annui (10.3%) per i docenti delle scuole elementari, 5539 franchi (6.8%) per i docenti del settore medio con titolo accademico e 7953 franchi (8.7%) per quelli delle scuole medie superiori. Differenze che si cumulano superando i 50'000 franchi sull’arco di un decennio.
Se per le scuole dell’infanzia e le elementari siamo di fronte a livelli salariali che possiamo definire indecenti, anche in relazione al prolungato percorso formativo, per le scuole medie e medie superiori, dove sono richiesti titoli accademici completi e anche una formazione pedagogica, questa situazione comporta anche altre conseguenze. Infatti risulta che in alcune materie (scientifiche e linguistiche) il numero di candidati all’insegnamento con le qualifiche richieste è già ora insufficiente e che potenziali buoni docenti liceali preferiscono indirizzarsi verso professioni meglio pagate. Succede così che devono essere incaricati dei supplenti annuali, magari privi delle necessarie qualifiche. Se non saranno prese opportune contromisure la situazione potrebbe anche peggiorare e perdente sarà in primo luogo la scuola. E il primo provvedimento da adottare, in attesa di intavolare una seria contrattazione, è, secondo me, proprio la sospensione di questo articolo che penalizza i giovani al primo impiego. E questo compete al Consiglio di Stato. Non si chiede di portarci al livello dei Paperoni di Zugo, ma più modestamente di avvicinarci un po’ alla media svizzera.


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