Francesco Cavalli

Aggregazioni e moltiplicatori


laRegione, 25 marzo 2011

Le aggregazioni languono mentre il balletto dei moltiplicatori continua allegramente.
È un concetto che ho espresso in due occasioni intervenendo in Gran Consiglio sul tema delle aggregazioni comunali. Quasi non passa giorno senza che un municipio annunci trionfalmente la diminuzione di qualche punto del moltiplicatore. Sono veri e propri sgravi a favore dei più abbienti e delle persone giuridiche che innescano un’insana concorrenza fiscale tra comuni. Con la conseguenza che il fossato tra comuni ricchi e comuni poveri si allarga e la politica delle aggregazioni ne soffre.
Le disparità tra i moltiplicatori adottati in comuni anche contigui invece di diminuire aumentano, determinando così un ulteriore ostacolo per l’avvio di un progetto aggregativo o un freno per progetti già in corso. Una riduzione del moltiplicatore, magari limitata a uno o due anni può infatti essere un elemento decisivo per il fallimento di un’aggregazione o quantomeno per il risultato di una votazione consultiva. Purtroppo il richiamo di queste sirene viene ascoltato non solo da chi ci guadagna biglietti da mille, ma anche da cittadini che con lo sgravio risparmiano pochi franchi e magari neppure quelli.
Scopo delle aggregazioni dev’essere principalmente quello di offrire alla popolazione servizi più efficienti in ambito amministrativo, sociale, territoriale, ambientale e scolastico, e non quello di ottenere privilegi finanziari. Se per i comuni periferici in grave difficoltà gli aiuti del Cantone sono garantiti dal credito quadro di 120 milioni, finora utilizzato per meno della metà, gli stessi non si giustificano quando sono finalizzati a definire il moltiplicatore del nuovo comune al livello del più basso tra quelli dei comuni aggregati.
Emblematici sono i recenti episodi che hanno visto la levata di scudi di Lugano e Mendrisio che si sono sentiti penalizzati dall’intenzione annunciata dal Consiglio di Stato di privilegiare finanziariamente le aggregazioni dei poli urbani del Sopraceneri che, per la loro particolare complessità, necessitano di un incentivo anche finanziario. E allora le due città sottocenerine hanno minacciato di lasciar cadere i loro progetti. A mio avviso, invece, l’esecutivo ha fatto benissimo, perché ci mancherebbe altro che il Consiglio di Stato contribuisca a determinare moltiplicatori già ben inferiori alla media cantonale.
Ma Mendrisio e Lugano non sono soli: anche per qualche piccola realtà locale del Sopraceneri l’aggregazione entra in linea di conto solo se il Cantone elargisce un certo numero di milioni. È il caso, per citare una situazione che conosco molto bene, del municipio di Tegna che sta ostacolando in tutti i modi, diminuzione del moltiplicatore compresa, il secondo tentativo di aggregazione nelle Terre di Pedemonte.
La modifica della legge sulle aggregazioni appena votata dal Gran Consiglio potrà risolvere in parte il problema creato dai comuni restii alle aggregazioni, ma probabilmente non basterà.
Ci vorrebbe piuttosto una manovra coraggiosa sulla fiscalità dei comuni. Si potrebbe ad esempio discutere seriamente una proposta, contenuta nel programma del Partito Socialista, tendente alla percezione centralizzata delle imposte comunali per le persone giuridiche sulla base di un moltiplicatore cantonale unico e la ridistribuzione dei proventi in parte ai Comuni sede e in parte al Fondo di livellamento previsto dalla Legge sulla perequazione intercomunale. Si porrebbe così un freno all’insana concorrenza fiscale che finisce sempre per favorire chi sta già meglio e si toglierebbe qualche ostacolo alle aggregazioni.


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